Ti pubblico se sei uomo

di Alexis Paparo
Catherine Nichols manda il suo libro a 50 editor e le rispondono in 2. Lo fa come 'George' e diventano 17. Ha denunciato il caso ma intanto grazie ai consigli dati a 'lui' ha trovato un agente.

donna macchina scrivere

Hai scritto un romanzo, inizi a proporne una preview a vari agenti letterari, uomini e donne, accompagnata da una lettera di presentazione. Invii una cinquantina di email, aspetti pazientemente. Le due tiepide richieste di leggere di più non sono granché incoraggianti e, ovviamente, pensi che sia colpa tua. Che il libro ti sembri buono solo perché l’hai scritto tu, concetto che può non essere necessariamente falso. Poi però, inizi a pensare, forse anche come autodifesa del tuo lavoro, che il problema sia il tuo nome non il tuo romanzo. E provi a inviare le stesse pagine sotto un nome maschile e e le risposte passando da 2 a 17, accompagnate da elogi come «trama intelligente, ben costruita» e «personaggi brillanti». Ecco il caso Catherine Nichols, che la scrittrice ha raccontato di suo pugno su Jezabel, ci proietta in pieno Ottocento e conferma lo studio di Nicola Griffith. L’autrice ha preso in analisi i romanzi che negli ultimi 15 anni hanno vinto i più famosi premi letterari al mondo sottolineando che quasi nessuno è stato scritto da donne o ha un punto di vista femminile.

catherine nicholas

NON È ANCORA UN MONDO PER SCRITTRICI
I perché sono tanti e degni di riflessione. In un’infografica di Goodreads si mette in luce come le donne siano inclini a leggere anche i libri di uomini mentre l’altra metà del cielo non siano affatto portati a restituire il favore. Loredana Lipperini, in un post sul suo blog Lipperatura, aveva messo in luce  l’esistenza di una «sottile diffidenza, magari inespressa e messa a tacere, nei confronti delle scrittrici ritenute inchiodate al pozzo nero, o rosa, del sentimentale». Ovviamente, anche Catherine Nichols prova a spiegare l’accaduto e identifica tre motivazioni. Per gli agenti era più facile vendere un libro scritto da un uomo e quindi più interessati a riceverle il manoscritto e a incoraggiare l’autore. È inusuale che un uomo scriva da una prospettiva femminile, e questo di per qualifica il lavoro come interessante. Infine,  «con il mio nome il romanzo è stato subito catalogato come ‘rosa’, ovvero non quello che avevo scritto. Sotto lo pseudonimo di ‘George Layer’ invece nessun agente si aspettava di leggere quel tipo di genere e quindi il libro è stato valutato senza esser inserito in alcuna categoria».

J-K-Rowling

DALLE SORELLE BRONTË a J.K. ROWLING
I precedenti sono tanti, e celebri. C’è Mary Ann Evans, che prese il nome di George Eliot, le tre sorelle Brontë, che scrissero sotto gli pseudonimi di Acton, Currer, e Ellis Bell, Madame Dudevant che si firmò George Sand, Jane Austen, i cui capolavori erano tutti siglati ‘by a lady’ e fecero non poca fatica a sconfinare dalle mura domestiche e venire pubblicati. Salto di oltre un secolo, ma la storia non cambia. Nel 1997, una casa editrice allora non molto conosciuta, la Bloomsbury, accettò di pubblicare il manoscritto di un’insegnante divorziata con protagonista un mago adolescente a patto che l’autrice usasse uno pseudonimo: J.K Rowling. L’editore aveva infatti paura che una firma di donna venisse accettata dai lettori con più difficoltà di quella di un uomo.

UN LIETO FINE?
«Mi sono sentita come un animale da laboratorio sul quale si fanno esperimenti per testare il grado di ambizione», ha scritto Nichols. «Scritto da George, il mio libro stava ricevendo molti molti meno rifiuti, e quelli che aveva ricevuto erano dovuto alla sua mole e non alla sua cattiva qualità. Sentirsi dire che il proprio lavoro è ‘intelligente’ ti fa comunque venire voglia di lavorarci, se ti viene detto che è ‘banale ‘ non molto coraggioso’ sei più portato a lasciar perdere ». Una storia che farebbe anche ridere se non avesse invece bisogno di essere presa molto sul serio. La scrittrice Joanna Walsh, che l’anno scorso ha lanciato il progetto #readwomen e ora gestisce @read_women, account Twitter che parla di donne e scrittura, è rimasta così sconvolta dall’accaduto da trasformarsi in ‘George’ sul suo account personale. Cosa fare allora? Piangere disperata sul proprio manoscritto? Stracciarsi le vesti? Lanciare I’accuse al mondo dell’editoria? Intanto, forte dei consigli ricevuto come ‘George’,  Catherine Nichols  si è messa a lavorare ancora sul romanzo. E ha trovato un agente.

 

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