La pallavolo non va in vacanza

di Carmen la Gatta
La centrale della nazionale italiana di volley Raphaela Folie ci racconta in questa intervista la passione per il suo sport, tra sacrifici, soddisfazioni e il sogno di una vittoria all'Europeo.

CK1tZbbWEAAnB8JL’estate è la stagione del divertimento e del relax. Chi lavora aspetta con ansia questi mesi per potersi godere le tanto agognate vacanze, ma c’è una categoria che fa eccezione: i giocatori di pallavolo. Per loro, infatti, la bella stagione è sinonimo di lavoro e, soprattutto, di nazionale. Noi di Letteradonna.it, in occasione della notte bianca del volley tenutasi sabato 1 agosto a Monopoli, abbiamo intervistato Raphaela Folie, la ventiquattrenne pallavolista italiana.

DOMANDA: Raphaela, una pallavolista del suo livello deve continuare a lavorare anche in questo periodo. Da ottobre comincia il campionato con la Liu Jo Volley Modena e fino ad allora è impegnata con la nazionale azzurra. Va in vacanza o ci rinuncia?
RISPOSTA: Fino a 4  giorni fa ho fatto un mese di Gran Prix con la nazionale. Ho iniziato ad allenarmi dopo la fine del campionato, il 5 maggio. Ora, finalmente, sono arrivate due settimane di vacanza anche per me e ho deciso di trascorrerle in Puglia, dove ho un sacco di amici, per rilassarmi e divertirmi un po’.
D: Alla Final Six del World Gran Prix l’Italia è arrivata quinta, cedendo solo al Brasile e dopo aver lottato fino alla fine. Qualche rammarico?
R: Le squadre della Final Six erano molto forti. Noi siamo un team abbastanza giovane, a parte due o tre innesti. Abbiamo ancora due mesi di lavoro davanti a noi. La Final Six era una prova. L’obiettivo è l’Europeo di ottobre e per allora saremo pronte.

D: Dal 2002 non abbiamo più vinto un mondiale. Quali sono i problemi?
R: Nel Mondiale dell’anno scorso abbiamo sfiorato l’impresa. Siamo uscite in semifinale con la Cina che avevamo battuto quattro giorni prima. Secondo me, in questo momento, fisicamente ci sono molte giocatrici, al di fuori dell’Italia, più forti. Vedi il Brasile, gli Stati Uniti o la Cina. Hanno pallavoliste di due metri. Noi tecnicamente siamo tra le migliori squadre. Possiamo farcela. Ma bisogna lavorare.
D: Ha cominciato a giocare prestissimo. Com’è stata la sua adolescenza?
R: Ho iniziato quand’ero molto piccola, però l’ho fatto sempre un po’ per divertimento. Non sono andata in prima squadra fino ai 16 anni, perché non ne avevo voglia. Era uno svago perché mi piace lo sport, non ho mai pensato che potesse essere un lavoro. In prima squadra c’è stato l’allenatore che mi ha convinto e da lì è nato l’amore per la pallavolo. I sacrifici fino a quel momento erano pochi, poi ho cominciato ad allenarmi sempre di più, ma ne è valsa la pena.
D: Le è mai pesato qualcosa?
R: Sicuramente ogni tanto non hai voglia di allenarti o preferisci andare un mese in vacanza al mare d’estate, invece che stare sempre in palestra. È normale. Non sarebbe umano il contrario, credo. Poi nei weekend devi lavorare mentre gli altri vanno in discoteca. Però va bene così.

D: La pallavolo in Italia non riesce ad intercettare finanziamenti importanti. Perché secondo lei?
R: L’economia ha i suoi problemi, poi nel nostro Paese si investe tutto nel calcio. Dopo il Mondiale qualcosina in più è arrivato. Quest’anno si prospetta un campionato che vedrà in campo dei valori importanti. Sono tornate a casa un bel po’ di giocatrici come Lo Bianco e Arrighetti che erano all’estero perché qui non c’erano più soldi. Adesso, secondo me, si può tornare a un buon livello. Speriamo.
D: Chi è il suo sportivo di riferimento e perché?
R: Un idolo è Martina Guiggi, perché è una persona eccezionale ed è una giocatrice fortissima: ha vinto tutto tra scudetti e Champions e, nonostante ciò, è rimasta una persona umilissima. È davvero da ammirare.
D: Che cosa ha provato alla prima convocazione della nazionale?
R: La nazionale è l’obiettivo di ogni sportivo. È il top. Ai primi allenamenti arrivi anche a tremare, perché ti accorgi che sei in squadra con le pallavoliste più forti d’Italia. È stata un’ emozione fortissima. Bello!
D: Ha mai pensato a che cosa farà dopo che finirà di giocare?
R: Vado in vacanza (risata, ndr). Scherzi a parte. È un pensiero che noi sportivi facciamo, ma io non lo so. È difficile, perché anche se studi finisci a 35 anni e non ti danno un lavoro. Preferiscono i ragazzi più giovani. La nota positiva è che hai messo da parte un capitale e puoi investire in qualcosa. Però, per ora, buio totale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 05-08-2015 04:09 PM


Lascia un Commento

*