L'attrice con la musica nella voce

di Paola Medori
Tra teatro e cinema: intervista a Sonia Bergamasco, futura inteprete della fidanzata del commissario Montalbano e prossima protagonista del nuovo film di Checco Zalone.

Immagine 052 copiaSonia Bergamasco, una delle attrici più brave in Italia, con il mito di Monica Vitti e una presenza scenica unica, si racconta in un’intervista a Letteradonna.it. Dal carattere schivo e poco mondano, «con quegli occhi da elfo, quel Mozart nella voce», come l’aveva definita Giuseppe Bertolucci, è ormai nota al grande pubblico che l’ha apprezzata al cinema con personaggi intensi in film d’autore e in televisione. Oggi si cimenta, lei che ama le avventure e i linguaggi completamente diversi, in una «spericolatissima ipercommedia» a fianco di Checco Zalone, in sala a gennaio. Sul piccolo schermo, invece, sarà Livia, la fidanzata del Commissario Montalbano, parte che ha affrontato con «verità, intensità e ironia». Senza dimenticare mai il teatro, «mestiere duro e difficile», gli inizi per puro caso con il grande Giorgio Strehler e l’incontro con Carmelo Bene, «miniera di riflessioni, di intuizioni giuste o sbagliate, di dubbi e di scoperte», e la musica, il primo grande amore.

_42C0074-4_correttaDOMANDA: Con il suo lavoro di attrice indaga il dialogo fra musica e teatro. Come ci riesce?
RISPOSTA: Ci provo sempre. La musica fa parte del mio percorso primario, viene ancora prima del teatro. Non è un attività collaterale, ma è parte del mio alfabeto. Significa che non la tengo mai fuori da tutto da quello che faccio, perché mi viene naturale. È una relazione che può essere più diretta, per esempio nelle scelte musicali di brani o suonando il pianoforte, oppure indiretta, a teatro, attraverso un percorso di partitura di suoni. Altrimenti può essere anche molto più interna e vissuta attraverso le parole, perché anche loro sono musica, sono lettere che prendono forma quando noi le diciamo, quando prendono un suono. La musica è materia sottile che ci pervade, la sento nell’aria.
D: Reduce dal successo della fiction Una grande famiglia 3, rivedremo Laura Rengoni anche nella prossima stagione?
R: Confermo l’uscita dalla serie, è una scelta che avevo già preso da tempo. Sono contenta di aver finito la storia così come si è chiusa. È stata un’esperienza bella, intensa e faticosa. Un lavoro lungo.
D: È entrata nel  cast del nuovo film Checco Zalone. Che cosa può anticiparci di questa nuova avventura?
R: Sto ancora girando. Sono all’interno di una “spericolatissima ipercommedia”! Buttarla in commedia non è un’esperienza nuova, perché l’avevo sperimentata già in televisione con Tutti pazzi per amore. Sono contenta di poterla fare anche al cinema, insieme a Gennaro Nunziante e Checco Zalone, con un linguaggio completamente diverso da quello che ho affrontato finora.
42PhSchinco_DSF4235QD: Sarà il nuovo volto della fidanzata del commissario Montalbano. Com’è andata? La sua Livia riuscirà a tenere a bada Salvo?
R: L’anima de Il Commissario Montalbano non cambia, non ho trasformato quello che è già nelle pagine dei libri di Camilleri e nella scrittura di scena, che è già stata magnificamente impostata in tanti anni di lavoro. Ho accettato con entusiasmo di essere Livia e di avere la possibilità, condivisa con il regista e Luca Zingaretti, di raccontare con intensità, verità e ironia questo rapporto speciale tra due persone.
D: Il ruolo a cui è più affezionata tra quelli interpretati durante la sua carriera?
R: Sono e sarò sempre affezionata a Giulia de La meglio gioventù, ma con il desiderio di vivere, giorno per giorno, la possibilità di fare altro, di poter cambiare, di poter raccontare diversamente, non sempre con un certo tono che magari ti viene attribuito. Non mi voglio ancorare. Anche per questo ho scelto di girare un film come quello che sto facendo ora.
D: Un consiglio per le giovani che vogliono intraprendere la carriera di attrice?
R: Devono essere appassionatissime perché è un lavoro molto difficile.
D: Attrice, musicista, moglie di Fabrizio Gifuni e madre di Valeria e Maria. Come riesce a dividersi tra tutti questi ruoli? Ha un segreto?
R: È un mestiere quello di essere moglie di Fabrizio Gifuni? (ride, ndr). Non sento di essere speciale, sono come tanti milioni di donne nel mondo che riescono a fare miracoli. Ho solo la fortuna di fare, in più, un lavoro che amo e questo mi aiuta, mi dà sempre energie nuove. Un mestiere bello ma che è anche molto difficile e duro. Spesso lo si immagina nel suo lato più frivolo, ma in verità è un lavoro complicato, delicato e faticoso. Dalla mia parte ho proprio che mi piace.
D: Poesia, teatro, cinema, tv. Una passione infinita per il palcoscenico. Che cosa mette al primo posto?
R: La musica, che è tutto questo insieme. Non potrei vivere senza e poi il teatro sicuramente è una fonte di grande gioia, quando lo si riesce a fare bene.
5PhSchinco_DSF3851D: Giorgio Strehler e Carmelo Bene. Due modi unici e diversi di fare teatro. Un ricordo che conserva del primo?
R: Strehler segna il mio debutto, venivo dal conservatorio di Milano e la scuola del Piccolo è stata il mio inizio, la scoperta di un mondo che proprio non conoscevo, in modo assoluto. Le mie frequentazioni erano esclusivamente da concerto, per assistere o per suonare. Non per il teatro e neanche per il cinema. Tutto è incominciato per caso. L’incontro con Strehler è stato molto forte perché sono entrata, improvvisamente, in una casa storica del teatro italiano. Ho fatto tre anni di scuola, poi me ne sono andata e ho subito lavorato. Resta un fortissimo imprinting.
D: E di Carmelo Bene che ricordo ha?
R: Carmelo Bene segna l’incontro artistico che desideravo senza che ne fossi cosciente, perché il suo lavoro è stato, forse più di quello di chiunque altro in Italia e in Europa, legato a un pensiero musicale. Ho avuto la grandissima fortuna di fare con lui la Fatina tutto fare nello spettacolo Pinocchio, ma soprattutto di studiare al suo fianco per un anno e mezzo, intensamente, quotidianamente. È stata una miniera di riflessioni, di intuizioni giuste o sbagliate, di dubbi e di scoperte.
D: Definita dalla critica un’attrice «dannatamente a suo agio con i registri drammatici e parimenti brillanti».  È vero?
R: Mi è molto semplice, purtroppo, mostrare il lato drammatico. Chissà perché. Forse è scritto nella mia natura, non l’ho certo cercato. Però mi piacerebbe raccontare sempre di più ‘altro’, come la leggerezza, che è cosi difficile da raggiungere, e che è il conseguimento negli anni di un’idea di saggezza e comprensione delle cose con un po’ di sana ironia e un umorismo che ti aiuta a vivere. Perché la vita è complicata, ma non è soltanto dramma. La vita è anche buffa, stupida,  incomprensibile. Quindi è bene raccontarla sotto vari punti di vista, se la si vuole raccontare veramente.
D: Una carriera ricercata, fatta di scelte e ruoli molto riusciti. Come fa a non sbagliare un colpo?
R: No, questo non è vero. Ne ho sbagliati e forse ne sbaglierò ancora. Sono come tutti gli altri: una persona, anche fragile, che può fare errori. Non sono affatto infallibile.
D: Interpreta spesso personaggi femminili forti e fragili. Penso ad Anna Karenina di Giuseppe Bertolucci o alla brigatista ne La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, solo per citarne un paio. Da dove arriva l’incredibile forza della donna ?
R: La forza arriva dal coraggio di andare in fondo alle proprie fragilità, di guardarsi dentro e cercare di comprendersi. Sono temi così grandi che rischierei di dire solo banalità!
D: Quando e come è nata la passione per la poesia? Ha un autore o autrice mito?
R: È nata da tempo, grazie alla lettura vorace. Dopo Topolino e Piccole donne, sono passata ai libri di poesia in modo casuale e poi per scelta. Continuo ad essere una lettrice affamata e ne godo quotidianamente. Ora sto leggendo Viaggio al termine della notte di Céline. La poesia è stata ed è una grande risorsa. Recentemente ho pubblicato la mia prima raccolta dal titolo Il Quaderno.
D: Ha realizzato e interpretato un ‘racconto di scena’ liberamente tratto dal Ballo di Irène Némirovsky. Come è andata?
R: Ho debuttato al Parenti di Milano questo febbraio e dalla prossima stagione lo porterò in giro per l’Italia. Ballo è il primo spettacolo che porto in scena da regista-interprete. È stato un percorso abbastanza lungo che è incominciato con la scoperta di questo racconto che non conoscevo grazie ad un’amica che me lo ha regalato. Prima il desiderio di leggerlo, poi un audiolibro ‘Emons’, un primo studio di scena e alla fine sono arrivata allo spettacolo che mi ha reso molto orgogliosa.
D: È arrivata al grande pubblico dopo tanti anni di carriera. Che cosa si prova prima e dopo?
R: Ho cominciato a lavorare pensando che avrei fatto solo teatro, forse in questo sono un po’ ottocentesca. Immaginavo di fare l’attrice sul palco di un teatro e poi è arrivato tutto il resto: il cinema, la televisione, che hanno strumenti completamente diversi. Però sento, nonostante le lingue diverse e le scelte stilistiche utilizzate, di essere l’attrice che mi immaginavo quando pensavo di voler fare l’attrice. Cambiano gli strumenti ma il cuore è quello.

IN SCENA
Settembre 2015
Teatro Vascello, Roma
La ragazza Carla, da Elio Pagliarani per ‘Le vie dei Festival’, diretto da Natalia Di Iorio

Le date per la stagione 2015/2016 – Il Ballo
Teatro Stradella, Pavia – 21 novembre 2015
Teatro Ca’ Foscari, Venezia – 1 dicembre 2015
Teatro Vascello, Roma – dal 22 al 31 gennaio
Teatro Franco Parenti,  Milano – dal 9 febbraio al 6 marzo
Teatro delle Briciole, Parma – 11 e 12 marzo

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Una risposta a “L’attrice con la musica nella voce”

  1. Annamaria Bortolan scrive:

    Sonia è una interprete attenta e sensibile. Musicale nei modi e nella voce, colta ed intelligente, merita di essere seguita al cinema, a teatro e in televisione.

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