La vera storia di Reem Sahwil

di Federico Capra
La giovane rifugiata in Germania racconta la sua storia dopo le lacrime causate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in diretta tivù.

051722560-23fcd3a1-6344-4b9d-850e-6363229a3da5Hanno fatto il giro del mondo le lacrime di Reem Sahwil, la ragazzina palestinese di 14 anni che ha messo alle corde la cancelliera Angela Merkel con una richiesta di asilo (leggi qui). Reem, come migliaia di persone provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e da altre parti del mondo, è arrivata in Europa, direzione Germania, alla ricerca di una speranza ormai persa nel suo Paese d’origine. Speranza che la Merkel, rispondendo alla richiesta di rassicurazioni della giovane, ha per un attimo cancellato.

NUOVA LEGGE
C’è tuttavia una nuova legge, ancora all’esame del Parlamento tedesco, che potrebbe restituire il sorriso a Reem e a chi come lei si è ben integrata nel Paese ospitante. La nuova normativa, infatti, consentirebbe ad alcuni richiedenti asilo minorenni, che hanno frequentato le scuole tedesche e si sono integrati, l’opportunità di rimanere in Germania a tempo indefinito insieme ai genitori. Intervistata dal New York Times nel suo appartamento di Rostock dove vive con la sua famiglia, Reem ha raccontato così la sua storia.

UNA STORIA DI SOFFERENZE
Nata prematura in un campo profughi a Baalbek, in Libano, nel 2000, Reem ha riportato un problema al tendine d’Achille e una paralisi cerebrale infantile che le ha bloccato parzialmente il lato sinistro del corpo e le rende difficile camminare. Nell’estate del 2006, quando la guerra fra Israele e Hezbollah sconvolse la loro esistenza a Baalbek, la famiglia Sawhil scappò in Siria in un altro campo profughi. Quando la famiglia tornò in Libano al termine della guerra, Reem si ruppe la gamba destra in un incidente d’auto. Dopo anni di cure inadeguate, i Sawhil nel 2010 fecero domanda per ottenere un visto sanitario per la Germania.

GERMANIA SWEET GERMANIA
I Sawhil volarono a Düsseldorf per far operare Reem alla schiena. Un volo pagato con i soldi prestati dal datore di lavoro del padre e donazioni della Croce Rossa, parenti e vicini. «Ci rivolgevamo a persone che non conoscevamo neppure: bussavamo alla porta e chiedevamo aiuto», racconta la ragazza. Quell’operazione fu la prima di una serie di altri interventi a cui Reem si sottopose per tentare di risolvere i suoi problemi di salute. I Sawhil, dopo un primo tentativo fallito di spostarsi in Svizzera, inoltrarono una domanda d’asilo subito respinta dalle autorità tedesche. Dopo aver impugnato il verdetto, la famiglia di Reem è in attesa che il loro caso venga riesaminato.

L’AIUTO DEL SINDACO
Il sindaco di Rostock, Roland Methling, dove aver visto le lacrime della giovane rifugiata, si è reso disponibile per aiutare le famiglie residenti nel suo territorio comunale come i Sawhil a rimanere in Germania. «La Germania, l’Europa e specialmente la Palestina hanno bisogno di figure come Reem», ha spiegato il borgomastro di Rostock.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 22-07-2015 06:12 PM


Una risposta a “La vera storia di Reem Sahwil”

  1. Grazioso Gennaro scrive:

    E la Germania avrebbe bisogno di un nuovo primo ministro e L’Europa di un rimpasto generale. Mi vergogno da cittadino Europeo!

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