Perversa (anche) io

di Anastasia Garbo
Dall'omovestimento alla pornografia sentimentale. Tutto quello che bisogna sapere sugli atteggiamenti deviati delle donne, che sono ben diversi da quelli degli uomini.

CON-01-Kaplan-S-800x800È stato pubblicato per la prima volta nel 1991, ma adesso il classico della sessuologia Perversioni femminili (Cortina editore, pp. 346, 25 euro) torna in libreria nella sua versione più aggiornata, quella uscita prima della morte dell’autrice, la psicoanalista Louise J. Kaplan. E nonostante siano passati quasi 25 dalla prima edizione del libro l’interpretazione della Kaplan di questi misteri della sessualità umana, nonostante tutti i progressi compiuti in psicologia e neurologia, «resta ancora la più convincente», spiega a Il Venerdì de La Repubblica la psicologa Roberta Rossi, dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma. D’altronde indagare sulle parafilie, come vengono indicati oggi questi comportamenti, non è per niente facile. «Chi ne soffre spesso non le vive come un problema, e di rado si rivolge a noi. Molti di quelli che possiamo studiare ci vengono inviati dai giudici dopo che hanno commesso qualche reato: non sono quindi un campione attendibile della popolazione generale», chiarisce il sessuologo Gaetano Gambino, della Società italiana di sessuologia e psicologia. Inoltre dipendono dai costumi dei tempi: cinquant’anni fa, per esempio, anche l’omosessualità era considerata da molti una «perversione».

SONO OTTO QUELLE RICONOSCIUTE
Oggi gli psicologi sono scesi ad appena otto parafilie comuni (anche se di più rare ne esistono un centinaio, comprese la fissazione per le amputazioni o il farsi coprire di insetti). Sono voyeurismo, esibizionismo, frotteurismo (strusciarsi contro le donne in luoghi affollati), sadismo, masochismo, pedofilia, feticismo e travestitismo. Alcune confinano con il normale comportamento sessuale, di cui, prese a piccole dosi, possono essere considerate piccanti diversivi:  basti pensare ai legami fra voyeurismo e pornograia o allo sdoganamento patinato del sadomasochismo con il bestseller Cinquanta sfumature di grigio.

LA COSTANTE DELLA PAURA
«Le vere parafilie sono comportamenti ripetitivi, rituali, esclusivi. Il soggetto crede siano gli unici con cui gli è possibile eccitarsi. In realtà servono a placare sue ansie inconsce, suscitate da sensazioni di inadeguatezza e insicurezza, derivate spesso da conflitti o traumi che risalgono all’infanzia» dice Gambino. La costante è la paura delle relazioni: il partner sessuale viene sostituito da oggetti o «reso oggetto nel rigido ruolo nel rito, oppure non è consenziente, come i bambini per i pedofili o le vittime degli esibizionisti».

ROBA DA MASCHI
Quello che salta all’occhio osservando le perversioni individuate dagli esperti è che sono soprattutto maschili. Masochismo compreso: «Secondo alcuni è tipicamente femminile, ma indagini compiute nei club specializzati dicono che è all’80% maschile», dice Chiara Simonelli, sessuologa dell’Università la Sapienza di Roma. Inoltre una delle poche ricerche sul tema, fatta in Svezia nel 2006 su un campione di 2.450 adulti, ha rivelato fantasie parafiliche nel 24% dei maschi, ma solo nel 5% delle femmine. E sono sempre gli uomini quelli che tendono a concretizzare le proprie fantasie.

PER LE DONNE PALCOSCENICI PIÙ INTIMI
Ma attenzione le donne non sono immuni dalle perversioni. Come spiega nel suo libro Kaplan.  «Mentre gli uomini “recitano”, in modo contorto, le strategia per sopire le proprie ansie sul loro palcoscenico preferito, la sfera sessuale, dove mostrano la propria potenza attraverso l’erezione, le donne, più interessate alla seduzione che alla prestazione sessuale, rappresentano le loro angosce, in modo altrettanto contorto, su palcoscenici più intimi», dice Gambino al settimanale de La Repubblica.

PUNIRE IL CORPO
Il primo di questi palcoscenici è il loro stesso corpo: i traumi o dolori infantili non risolti riemergono nella forma dei tagli o dei capelli strappati che si infliggono molte giovani. Ma anche negli interventi di chirurgia estetica immotivati, che sembrano fatti apposta per «punire» le parti del corpo considerate fonte della propria inadeguatezza. In un crescendo che porta infine a quell’apoteosi di rifiuto della femminilità adulta che è l’anoressia.

L’OMOVESTIMENTO
Kaplan poi punta il dito anche contro l’esibizione di se stesse attraverso quello che omovestimento, il contrario del travestitismo dei maschi: la donna si veste in modo iperfemminile, per compensare con il potere della seduzione la propria insicurezza, il timore di aver invaso, senza meriti adeguati, la sfera maschile. Fenomeno che all’estremo si trasforma all’esibizione «professionale» del corpo nudo, come nel caso di certe pornostar o spogliarelliste, che cercano di ottenere per questa via l’amore e l’attenzione che non hanno avuto nell’infanzia.

LA CLEPTOMANIA
Per la Kaplan la cleptomania  è poi un modo surrogato di ottenere il potere riservato ai maschi attraverso l’eccitante azione del furto di oggetti-feticcio.

403029.TIFPORNOGRAFIA SENTIMENTALE
Inoltre la psicoanalista si concentra sulla pornografia, ma non quella maschile dei dettagli anatomici, bensì la «pornografia sentimentale» dei romanzi rosa, che immergono chi li legge nel sogno di quello che si sarebbe voluti essere e non si è riusciti a diventare. Per seguire l’evoluzione del proprio pubblico, oggi questa letteratura propone contenuti sessualmente sempre più espliciti «che non dispiacciono alle donne a patto che siano confezionati a dovere, all’interno della storia di una relazione», spiega Simonelli.

AMARE TROPPO
C’è anche la perversione che consiste nell’annullamento di se stesse nelle relazioni con partner che fanno soffrire. L’autostima delle donne che amano troppo è stata annientata durante l’infanzia e vive solo in funzione del proprio uomo, dal quale accetta ogni umiliazione come mezzo per legarlo a sé. Ma attenzione la relazione di potere in queste coppie è molto complessa: «Anche il “tiranno” ha bisogno della succube, per sopire le proprie frustrazioni e insicurezze», spiega Simonelli.

MAMME DEVIATE
L’ultimo palcoscenico su cui si recitano le perversioni femminili, forse il più atroce, è quello delle deviazioni del comportamento materno, quando cioè le madri usano i figli, visti come prolungamento del proprio corpo, per compensare il dolore sofferto da piccole, in un range che va dall’eccessiva ansia di controllo fino alla ripetizione sui piccoli degli abusi fisici che si sono subiti. Certo, come chiarice Roberta Rossi, non tutti i bambini trascurati o abusati diventano adulti perversi, così come strategie perverse possono essere usate da chi apparentemente non ha avuto traumi.

PERICOLO SOCIAL PER IL FUTURO
Fortunatamente molte delle cause indicate dalla Kaplan per le perversioni femminili, come l’imposizione di stereotipi di genere, la freddezza affettiva dei genitori, la denigrazione delle femmine e le violenze sui bambini, sono oggi molto più stigmatizzate di un tempo. Questo fa sperare che le parafilie in futuro siano destinate a ridursi. In parallelo però alle vecchie pressioni di genere, come essere moglie e madre esemplari, se ne sono aggiunte altre, con le relative angosce, come il dover essere ‘di successo’ anche nella vita sessuale e lavorativa. E poi ci sono i social network: «Rendono sempre meno desiderabili i contatti fisici, mettendo fra noi e gli altri un rassicurante schermo elettronico: potrebbe essere quella la parafilia dominante del XXI secolo. Stavolta unisex», conclude Simonelli.

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