Le scolarette-prostitute del Giappone

di Alexis Paparo
Distribuiscono volantini sui marciapiedi di Tokyo ma in realtà stanno vendendo se stesse a uomini di 50 anni mentre indossano le divise scolastiche. Le Lolite nipponiche costano 30 euro.

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Ragazzine in divisa scolastica camminano e distribuiscono volantini sui marciapiedi del quartiere di Akihabara, a Tokyo. A prenderli sono soprattutto uomini di 20, 30, anche 40 anni più grandi di loro. Non è l’apertura di un nuovo ristorante o negozio che le adolescenti stanno pubblicizzando, ma loro stesse. Ecco la merce che chi prende l’annuncio sta valutando. Se si trova l’accordo l’uomo paga fra i 3,000 e i 4,000 yen, meno di 30 euro, per parlare 30 minuti con la prescelta, prendere un caffè insieme, ricevere un massaggio o farsi predirre la sorte. Ma è solo l’inizio. È questo è il volto della prostituzione giovanile in Giappone e le ‘passeggiate con le liceali’ ( joshi-kosei osanpo o JK) ne sono la porta d’accesso. Tutti sanno, nessuno si oppone. Il fenomeno è stato raccontato dal documentario video Schoolgirls for Sale in Japan, realizzato dal giornalista di Vice News Simon Ostrovsky incontrando le adolescenti che si vendono appena uscite da scuola. Le divise scolastiche che indossano non sono pensate per stuzzicare le fantasie dei clienti: sono quelle che indossano tutti i giorni in classe.

UN BUSINESS CONSOLIDATO
«Mi sentivo fuori posto, non appartenevo a nessuno e la mia famiglia non si curava di me», ha confessato al giornalista una ragazza che a 16 anni ha iniziato a vendersi sui marciapiedi di Akihabara a causa di problemi economici e di salute in famiglia. «Distribuivo i volantini per dimenticare la mia vita di tutti i giorni», ha detto la fonte, rivelando che presto gli incontri si trasformano in appuntamenti sessuali. Il Dipartimento di Stato Usa, nel suo report annuale sul traffico di esseri umani, ha definito le ‘joshi-kosei osanpo’ una copertura dietro cui si nasconderebbero giri di prostituzione gestiti da organizzazioni criminali e protettori che controllano la situazione sul territorio. E che paradossalmente, hanno impedito a Ostrovsky di filmare le ragazzine perché ‘minorenni’.

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LA CULTURA DELLA VERGOGNA
Il business, nato negli anni ’90, è fiorente e longevo. E non si esaurisce nelle strade e nei caffè di Akihabara. Anche i locali dove si esibiscono i gruppi musicali studenteschi giapponesi sono presi d’assalto. Da coetanei delle ragazze, ma non solo. «C’erano uomini di 40, 50 anni che conoscevano a memoria i testi delle canzoni e si dimenavano con entusiasmo», ha riferito il giornalista. «E la band non è neanche famosa. La conoscono solo i fan più accaniti».  Per indagare le ragioni del fenomeno bisogna attingere a piene mano alla cultura della vergogna giapponese e alle opportunità e alla qualità di vita delle donne nipponiche. La crisi economica è forte, anche se il governo la nega, e il welfare è quasi assente: ecco perché tante ragazze non trovano altra alternativa che rivolgersi alle imprese di JK. Perché è più socialmente accettabile che chiedere aiuto ai familiari o ad amici.

ESSERE DONNA IN GIAPPONE
L’assistente sociale Yumeno Nito, gira per strada di notte alla ricerca di ragazze da salvare e ne ha già aiutato oltre 100. Anche lei ha rischiato di essere fra loro da adolescente e molte sue amiche di allora si sono perse totalmente o si sono suicidate. Un reporter locale, membro dell’organizzazione no Profit Polaris che lotta contro la tratta di esseri umani, ha aggiunto: «È un fenomeno difficile da fermare. La società giapponese è una delle più misogine e sessiste  dei paesi sviluppati. Non vorrei essere donna qui».

 

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , , Data: 21-07-2015 11:14 AM


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