«In Italia non c'è lavoro, in Egitto sì»

di Giovanna Pavesi
Intervista a Sonia Samir, una ragazza egiziana cresciuta e laureatasi in Italia. La Primavera araba l'ha spinta ad andare a vivere al Cairo, ma il sogno di una società democratica e civile è ancora lontano.

SONIA2Piazza Tahrir era un sogno, per tanti. Tahrir, in arabo, significa ‘liberazione’. Nel 2011, quel luogo al centro del Cairo aveva convogliato una mescolanza di rabbia e nuova consapevolezza che aveva messo in fuga sultani e faraoni contemporanei. I giovani egiziani avevano osservato tutto il mondo andare avanti, tranne il loro. E questo era diventato insopportabile. Nel giro di pochi mesi, i nuovi movimenti di piazza demolirono, uno dopo l’altro, dinastie e regimi totalitari. La Primavera araba era così divenuta uno dei più imponenti movimenti di protesta del panorama nordafricano e mediorientale: tutti quei giovani radunati nei centri delle loro capitali avevano l’obiettivo di liberare i loro Paesi dalla personificazione della politica che li attanagliava da mezzo secolo di storia. E l’Egitto aveva acceso la sua miccia proprio in Piazza Tahrir, rovesciando la feroce, decennale dittatura di Hosni Mubarak.

RTR3AXW7-okIL SOGNO DI SONIA
Sonia Samir, in quel 2011, era una giovane neolaureata in Scienze Politiche: viveva con la sua famiglia in un’Emilia Romagna che poco somigliava al suo Egitto. I suoi amici e le sue abitudini erano qui in Italia, tra le aule e i portici universitari. Eppure, quel vento che soffiava dal Maghreb non la lasciava indifferente: Sonia doveva e voleva essere testimone di quel cambiamento che stava trasformando la sua terra. Raccolto tutto il suo coraggio, aveva chiuso i suoi sogni in una valigia ed era volata al Cairo pronta a costruire insieme a migliaia di ragazzi il sogno di un Paese vivo e finalmente nuovo.

SONIA4L’INVERNO ARABO
Quel vento di rivolta aveva dato l’impressione di una società consapevole della propria condizione sociale, capace di infrangere la forza di un’impresentabile struttura politica. Così, Sonia aveva aderito alla Primavera del suo popolo. A cui, troppo velocemente, è seguito l’inverno. Nei quattro anni successivi si sono susseguite altre proteste, spesso sedate nel sangue, repentini quanto inspiegabili cambi di governo e processi sommari. L’attentato al consolato italiano dei giorni scorsi sembra aver gettato l’Egitto di Sonia, ancora una volta, nel caos. Nel frattempo, lei è diventata responsabile marketing per Sykes Enterprise, una grossa multinazionale americana, e ci racconta se la rivoluzione abbia infranto o meno i suoi sogni.

SONIA3DOMANDA: Sonia, sono passati quasi quattro anni da quando hai deciso di partire per Il Cairo, per tornare nel Paese che ti ha dato le origini. Che cosa sognavi quando sei partita la prima volta?
RISPOSTA: Sono partita subito dopo la rivoluzione di Piazza Tahrir. Sognavo cose molto semplici, come il lavoro, che in Italia non c’era e che tuttora non c’è, e desideravo realizzarmi in un Paese che stava costruendo, per la prima volta, le basi di una democrazia voluta esclusivamente dal popolo egiziano, senza nessuna intromissione o imposizione da parte di Paesi stranieri.
D: Che significato aveva, per te che sei cresciuta in Italia, Piazza Tahrir?
R: Nel vero senso della parola, quella Piazza era un sogno. Mi immaginavo una svolta verso il vero progresso e il ritorno alla genialità e alla potenza dell’antico Egitto.
D: Come immaginavi la tua vita, una volta tornata in Egitto?
R: In realtà non avevo tante pretese. Mi incuriosiva e mi entusiasmava questo nuovo ossigeno di piazza. In più avevo voglia di vivere un’esperienza che fosse nuova per me e che avesse un significato.
D: Che cosa ti aveva spinto ad abbandonare un pezzo di te stessa, qui, per ricominciare tutto da capo in Egitto?
R: Il motivo è stata la mancanza di lavoro qui in Italia insieme al vento di cambiamento che avevano portato le proteste. Sono andata via per impostare la mia vita in un altro modo: era necessario che iniziassi a lavorare subito. La delusione di non avere un lavoro qui dopo anni di studi è stata tanta. La mia quotidianità di studentessa universitaria si era interrotta e avevo voglia di inserirmi al più presto nel mondo del lavoro che in Italia mancava.
SONIA1D: Hai mai desiderato tornare qui, in Italia?
R: Sì, l’ho desiderato molto spesso. L’unico motivo che mi convince a rimanere qui in Egitto è il lavoro: mi sento realizzata e ho finalmente trovato un impiego inerente ai miei studi. Probabilmente in Italia questo non sarebbe possibile, purtroppo.
D: Cosa rimane di Piazza Tahrir come simbolo di cambiamento ed emancipazione?
R: Proprio niente. Assolutamente niente.
D: Com’è essere una donna italo-egiziana al Cairo?
R: Mi capita molto spesso di leggere notizie di questo genere: io vivo nel pieno centro del Cairo e vado al lavoro tutti giorni da sola. Esco spesso, anche al mattino presto e, sinceramente, come donna, non ho mai avuto problemi e non mi sono mai sentita minacciata o in pericolo, rincasando a qualsiasi ora del giorno o della notte.
D: Negli ultimi anni, sono state tante le notizie che descrivevano Piazza Tahrir come un luogo ostile alle donne: ci sono stati stupri di massa spesso rimasti impuniti.
R: Le violenze ci sono state e ci sono stati stupri di massa in piazza Tahrir, ma fortunamente si tratta di casi isolati. La situazione, per quello che riguarda la violenza sulle donne, non è così fuori controllo come si potrebbe immaginare vedendola da fuori.
D: Com’è cambiata la tua vita di donna in questi anni?
R: Sicuramente sono cresciuta moltissimo: vivere tra due realtà diverse riesce a darti la possibilità di osservare le situazioni da diverse angolazioni. Si ha modo di guardare da una posizione privilegiata e si è più lucidi nelle valutazioni, forse.
D: Il vecchio regime si nasconde ancora dietro le pieghe dei volti nuovi della politica?
R: Sinceramente, la politica negli ultimi anni è riuscita a deludermi moltissimo: purtroppo non ho visto cambiamenti significativi. Cambiano i governi e i volti, ma la società non gode di un grande miglioramento. Tante persone si sono rassegnate, purtroppo.
D: Sei tornata al Cairo e hai visto due rivoluzioni: un bilancio del tuo Egitto?
R: Purtroppo la democrazia necessita di molto tempo per poter essere del tutto considerata tale.
D: Come vedi il futuro del tuo paese?
R: Non sono sicura di voler rimanere per vedere come andrà a finire. Credo che tornerò a casa. Per ora, l’unica cosa che mi trattiene qui è il mio lavoro.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , Data: 17-07-2015 03:45 PM


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