Non è un Paese per pantaloni

di Alexis Paparo
Undici ragazze sudanesi rischiano la fustigazione per aver indossato abbigliamento 'indecente'. Sarebbero circa 50 mila le donne che nello Stato ricevono lo stesso trattamento ogni anno.

Deve pure reputarsi fortunata Fardos Al Toum, 19 anni, che è stata arrestata dalla polizia del suo Paese, il Sudan, insieme ad altre 11 ragazze fra i 17 e i 23 anni, ree come lei di avere addosso abbigliamento indecente. Il capo indossato per il quale avrebbe dovuto essere punita con 40 frustate è forse uno dei più coprenti che una dona possa indossare: un paio di pantaloni. Troppo ‘indecenti’, per gli agenti della polizia religiosa che l’hanno fermata davanti a una chiesa a Khartoum e secondo il giudice che l’ha condannata il 13 luglio, pur non facendole scontare la pena grazie alla risonanza che la vicenda ha avuto nei media locali e internazionali.

SUCCEDE A 50 MILA DONNE ALL’ANNO
Eppure,per quanto surreale, il caso non è unico. Perché Fardos è cristiana e nel Paese sono da tempo in vigore leggi e in atto comportamenti che mirano a opprimere la minoranza cristiana ancora presente nello Stato. Secondo vari gruppo di attivisti per i diritti umani questa è solo una delle prove schiaccianti dell’intolleranza del governo verso chiunque non sia e non si comporti da musulmano. Secondo Amal Habbani, dell’associazione No to Women’s Oppression, ogni anni sono fra le 40 e le 50 mila le donne arrestate e punite perché ‘beccate’ a indossare pantaloni, o gonne, in pubblico.

Fardos Al Toum, accusata di indossare in pubblico abbigliamento 'indecente'.

Fardos Al Toum, accusata di indossare in pubblico abbigliamento ‘indecente’.

UNA SOLA RELIGIONE, PER LEGGE
E se per la 19 enne la pena è stata evitata, per le altre 11 arrestate la minaccia della fustigazione è ancora reale. Secondo Muhamad Mustafa, avvocato di Al Toum, è stata la pressione degli attivisti a indurre il giudice a mettere da arte le frustate. «È la decisione più strana che abbia mai sentito: invece di dichiararla innocente, ha condannato Fardos ma senza punirla, e questo è di per sé è una decisione illegittima», ha detto Mustafa al Guardian. E se storicamente in Sudan hanno sempre convissuto culture e tradizioni diverse, la svolta data dal presidente Omar al-Bashir non lascia spazio a interpretazioni.  In un suo discorso del 2010 aveva detto: «Noi non vogliamo sentir parlare di diversità, il Sudan è un paese islamico e arabo. La Sharia e l’Islam saranno le principali fonte per la costituzione». Da allora la situazione non ha fatto altro che diventare più critica e in molti temono che le minoranze di religione cristiana e tradizionale africana e tuttora presenti nel Paese ( il 3% della popolazione) siano molto a rischio.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , Data: 14-07-2015 07:09 PM


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