Donne che odiano le donne

di Luca Burini
Isis: cos'è la brigata Al-Khansa, un corpo di polizia femminile che vigila sul gentil sesso. Possono condannare a morte, mordere, frustare, e forzare le ragazzine a diventare schiave nei bordelli.

23B4A94A00000578-2858819-image-a-1_1417620759554-630x354Torture, abusi e macabre esecuzioni sono ormai il biglietto da visita di Raqqa, la capitale siriana dello Stato Islamico. Secondo un reportage di Channel 4 l’atmosfera è quella di una città medievale dove oltre 100 mila donne vivono nel terrore della brigata Al-Khansa, un corpo di polizia di sole donne che vigila sulle donne stesse. Il loro obiettivo? Assicurare, con la forza, il rispetto della Sharia, la legge islamica.

TRE VELI PER COPRIRE IL VOLTO
Così, a prescindere dalla ragione per cui si trova a Raqqa, una donna non può andare in giro per la città e tantomeno viaggiare se non è accompagnata da un parente uomo. L’Isis, inoltre, impone il burqa a tutte le donne a partire dall’adolescenza, guanti neri per coprire le mani e tre veli per coprire il volto, in modo che non possa essere visto nemmeno alla luce diretta del sole. Chi non rispetta le regole sul vestiario può finire sepolta viva nella sabbia fino alla morte.

MORSI E FRUSTATE
«Non abbiamo nessuna libertà, non potevo uscire sul balcone e nemmeno affacciarmi alla finestra. La Al-Khansa arresta qualunque donna che si metta il profumo o che alzi il tono della voce. La voce di una donna non si deve sentire», ha raccontato a Channel 4 una maestra di scuola che è riuscita a scappare agli orrori della Capitale dell’Isis. La donna era stata catturata dalle poliziotte della brigata Al-Khansa: «Dicevano che i miei occhi erano visibili attraverso il velo. Mi torturarono, mi frustarono e ora si dice che alcune di loro puniscano le donne a morsi. Ti danno due opzioni: o i morsi o la frusta».

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PUNIZIONE ANCHE PER IL GUARDIANO UOMO
Eppure prima dell’arrivo dello Stato Islamico Raqqa era una città cosmopolita, dove uomini e donne potevano incontrarsi liberamente nei bar e per le strade. «Prima andavo a scuola da sola uscivo con gli amici, poi mio marito mi convinse piano piano ad accettare lo Stato Islamico e le sue leggi. Alla fine mi arruolai nella Al-Khansa per il controllo del vestiario», racconta sempre a Channel 4 Umm Abaid, una ex donna poliziotto della brigata. «Chiunque non rispettasse le regole veniva frustato. Poi andavamo dal suo ‘guardiano uomo’, che poteva essere il fratello, il padre o il marito, e punivamo anche lui». Un lavoro che continuava anche quando non era in servizio: «Se mio marito vedeva una donna vestita in maniera non appropriata mi obbligava a fermarla e a punirla. Un giorno vedemmo una donna che indossava un vestito con un disegno, la arrestai e la portai in caserma per frustarla con le mie stesse mani», ha spiegato Umm Abaid che ha abbandato la Siria per andare in Turchia quando l’Isis l’ha obbligata a risposarsi dopo che suo marito si è fatto esplodere in un attentato suicida.

DAL CONTROLLO DEL VESTIARIO ALLA GESTIONE DEI BORDELLI
Le ‘poliziotte’ possono anche fermare i mezzi pubblici come i bus per controllare il dress code delle signore. Se qualcuna non lo rispetta, tutti i passeggeri sono obbligati a scendere e il conducente rischia di essere frustato. «Alcune di noi giravano in borghese per controllare la folla e identificare i dissidenti, altre gestivano dei bordelli per soddisfare i combattenti che tornavano dal fronte, alcune ragazze mi hanno raccontato di essere state con più di 100 uomini in poche settimane», ha aggiunto la donna. Per svolgere queste attività, le sue ex-colleghe vengono pagate 100 sterline (circa 140 euro) al mese. Una fortuna nello Stato Islamico.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 13-07-2015 12:58 PM


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