«Mi difendo da sola»

di Paola Medori
La giornalista Francesca Barra commenta così il piccolo 'caso' scoppiato nella sua prima settimana alla co-conduzione di In Onda. «Se fossi stata un uomo non si sarebbe posta la questione».

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Si divide tra lavoro e famiglia Francesca Barra, una donna moderna che ama ciò che fa e crede nella forza dell’amore. Attualmente alla conduzione della trasmissione In Onda su La7, con Gianluigi Paragone,  ha commentato il piccolo ’caso‘ scoppiato proprio nella prima settimana di conduzione del programma, al quale è  seguito l’editoriale di Vittorio Feltri che su Il Giornale aveva scritto di lei: «Tutti abbiamo il diritto di lavorare, anche Francesca. Ma per lei sarebbe meglio una discoteca». Barra aveva risposto con un tweet:

Ma si è parlato anche di Family Day, della lotta in difesa dei diritti e del suo ultimo, intenso romanzo Verrà il vento e ti parlerà di me (Garzanti, 200 pagine, 14.90 euro ). Una giornalista versatile che si occupa, con professionalità e determinazione, di attualità politica, ma anche di mafia, calcio e cucina, una passione mai nascosta. Tanti interessi e impegni, rimanendo sempre come lei stessa afferma: «Fedele alla propria natura senza ingannare lo spettatore».

DOMANDA: Una sua dichiarazione in merito alla lite con Vittorio Feltri durante la puntata e la dura critica che poi lui le ha mosso con un articolo su il Giornale.
RISPOSTA: No comment.
D: Si parla di una sua presunta discussione con il collega Gianluigi Paragone che non l’avrebbe difesa, è vero?
R: Oggi sono qui a lavorare e non andrei mai via pretendendo che qualcuno mi difenda.  Dobbiamo smettere di pensare che le donne vadano ‘difese’ e penso di aver dimostrato già nella vita di saperlo fare da sola. Una domanda così a un uomo non l’avrebbero mai fatta. Al contrario questa notizia non sarebbe mai uscita.
D: È pronta a lasciare la conduzione di In Onda perché non è stata difesa?
R: Sorrido del fatto che si pensi che una donna debba essere sempre difesa. Siamo lontani anni luce dall’emancipazione. Io non ho bisogno di essere difesa da nessuno. Le illazioni che sono uscite sono bufale, fantagiornalismo che fa capire quanto le donne in questo mestiere dovranno sempre tutelarsi il triplo dei colleghi maschi.
D: È vero che dal primo agosto, al timone del programma sono attesi Tommaso Labate, giornalista del Corriere della Sera, e David Parenzo, voce de La Zanzara?
R: Riguardo la prossima conduzione di In Onda non ne so nulla.

barra in onda

D: Del recente Family Day non ha apprezzato lo slogan: difendiamo i nostri figli dai diritti di altri, con distinzione di genere. Quale è il suo pensiero?
R: Io difenderei i miei figli dalla violenza, dalla povertà, dai veleni che rovinano i nostri territori, da un Paese corrotto, dalla mancanza di asili e di scuole adeguate. Di certo non dalla libertà di desiderare una famiglia con diritti civili riconosciuti. Anche perché il ddl Cirinnà non contempla ‘acquisti di bambini‘ o tante altre infondate informazioni. Ho sentito perfino parlare di ‘bambini sintetici’. Mi chiedo chi produca simili distorsioni della realtà. Si parla- e giustamente- di ‘stepchild adoption’. In Italia ci sono tantissime famiglie costituite da coppie gay con figli. Ad oggi il genitore che non ha legami biologici con il bambino non avrebbe diritto di continuare ad essere suo genitore, per esempio nel caso morisse quello biologico. La discussione sarebbe ampia, giusta se fatta civilmente e senza sprazzi di fanatismo di chi lotta contro il diritto e non si informa. Ma ormai diventa tutto solo scontro e ci si ferma al pregiudizio. Il riconoscimento giuridico è sacrosanto.
D: Per le sue affermazioni è stata protagonista su Twitter di Letteradonna.it di una litigata con Maurizio Gasparri che ha minacciato di portarla in Commissione vigilanza Rai (anche se lei non lavora in Rai) per aver ‘criticato’ chi manifestava, reputando il suo pensiero un ‘insulto’: cosa ha pensato? Quale è stata la sua reazione?
R: Per prima cosa non l’ho percepita come critica. Provo profonda tristezza per chi abusa del proprio potere accendendo violenza. Non condivido il pensiero unico. E poi, diciamocelo, un giorno ‘tutti Charlie’ e il giorno dopo perché una donna, una madre che fa anche la giornalista, esprime dissenso per uno slogan «proteggiamo i nostri figli dallo sterco gender», minacci di portarmi in vigilanza Rai? Lo facesse. Grosse risate. Si fosse battuto così quando, dopo quattro anni e mezzo di un programma scritto e condotto da me fatto di inchieste di mafia e di oltre duemila storie di vittime di ‘Cosa Nostra’ in radio 1 Rai, è stato chiuso per i tagli. Quelle sarebbero battaglie culturali. E, ribadisco, in qualsiasi contesto umano, se un vicepresidente del Senato avesse minacciato via social una giornalista di portarla in vigilanza Rai solo per aver espresso la sua opinione, come minimo avrebbe dovuto chiedere pubblicamente scusa.
D: Anche i vip si sono scatenati. Heather Parisi contro Lorella Cuccarini, quest’ultima favorevole alle unioni civili ma affermando che i figli non sono un diritto e non si comprano. Parisi le ha mandato anche un messaggio sostenendola. Come è andata?
R: Heather è stata coerente con un principio di indipendenza e libertà. La Cuccarini ha espresso una sua opinione, sostenendo anche che la maggior parte degli italiani la pensi come lei sulle adozioni da parte di coppie gay. Non ho mai seguito la massa, non mi interessa ribadire che la mia opinione abbia consenso con percentuali. Stiamo parlando di diritti, di amore e di bambini. Non di cucine. Preferire tacere invece che battermi contro questi principi.
D: Il suo modello di famiglia. Esiste il ‘migliore’?
R: La mia famiglia è piccola. È mia. La difendo e la proteggo. Mi diverte. Attraverso lo sguardo della mia famiglia io leggo la parte migliore di me. Mi basta per considerarla la migliore che potessi desiderare.

francesca barra

D: Verrà il vento e ti parlerà di me, cosa racconta il suo romanzo?
R: Una bambina, Teresa, che viene sfollata negli anni ‘50 dai sassi di Matera e che, diventata nonna, tramanderà i suoi ricordi attraverso la più alta forma di comunicazione d’amore che conosce, ovvero la cucina. E lo fa alla nipote, Caterina, che sta per lasciare la Basilicata per andare a cercare il suo posto nel mondo. Diventa infatti studentessa fuori sede, a Roma, combattuta fra il desiderio di mettersi alla prova e la nostalgia per la terra e la famiglia. Tutti parlano di Matera capitale europea della cultura 2019, della bellezza dei sassi o di quella che un tempo era considerata la miseria. In pochi però hanno ascoltato le storie di chi li ha vissuti davvero. Ma la bellezza di un luogo è dato dalla dignità del ricordo. É una storia di legami autentici, di cibo che è collante fra generazioni, di donne e di amori imperfetti.
D: Le due donne protagoniste ricercano l’essenza di una vita che valga la pena di essere veramente vissuta. Lei è riuscita a trovarla?
R: Ho trovato la mia dimensione felice perché non l’ho mai voluta perfetta. Mi sento risolta nel mio ruolo di madre, a casa io realizzo il mio più grande sogno senza sentirmi incastrata. Sono i miei figli a darmi energia.
D: In cosa si differenza un buon giornalista da uno ottimo?
R: No, non mi chiedete voti o giudizi. Per me non sei bravo o ottimo. Svolgere il proprio dovere, raccontare la verità e non la tua verità, sporcarsi le scarpe andando a vivere profondamente la realtà che racconti, sgonfiare il proprio ego per difendere la storia degli altri. Ecco, sarebbe già un passo avanti.
D: Lei è molto presente sul web. Quale è il suo rapporto con i social?
R: Utilizzo internet, è uno strumento. Qualche volta lo usi, spesso lo schiacci. Ma mantengo una sana diffidenza nei confronti delle informazioni. Il web non è legge, non lo considero verbo. Oltre il social c’è sempre l’essere umano. Ma sono convinta che si debbano punire i reati di diffamazione presenti sui social. E, soprattutto, che si dovrebbe iniziare a denunciare chi pubblica illazioni, pettegolezzi infondati o informazioni personali. Il buon senso, la correttezza e l’umanità, fanno ancora difesa.
D: Ha condotto in radio il programma La bellezza contro le mafie e ha scritto un libro su Falcone.
R: Non lo conduco più da tempo. Purtroppo. E ho scritto sì, il libro su Falcone, ma anche un libro sul giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia a Palermo e uno sulle nuove povertà. Tutti editi da Rizzoli.

barra 2D: I ministri donne dei governi passati e presenti hanno sostenuto adeguatamente le altre donne?
R: Non abbastanza. Si chieda se, in tempi di femminicidi, di discriminazioni, esiste un ministero deputato al controllo o alla sensibilizzazione. Pensano che non sia necessario? Non ci sono soldi per sostenerlo? Certo. Però poi esistono i vitalizi…
D: Grazie a Matrix ha intervistato tanti politici, chi l’ha colpita di più?
R: Ho iniziato a lavorare in Parlamento a ventidue anni, per il leghista Ballaman. Sono quattordici anni che intervisto e incontro politici. Mi sono laureata con una tesi in politica e fu proprio lì che mi colpì Emma Bonino. Mi piacevano molto i comizi dei vecchi statisti. Negativamente sarebbe più facile risponderle.
D: Quanti sacrifici per cercare il ‘tuo posto nel mondo’?
R: Tanti. Ancora oggi. Per una libera professionista, donna e madre. Ogni giorno è un filo teso, la concentrazione altissima. Mi manca molto la sana noia.
D: Alla conduzione, con Gianluigi Paragone, della nuova edizione di In Onda, quali sono le novità e come sta andando?
R: Io e Gianluigi siamo molto amici. Abbiamo posizioni diverse su tutto, ma poi ci troviamo in un punto fondamentale: il rispetto per il popolo e per la verità. La ricerchiamo con modi differenti. Io nel programma sono un arbitro che cerca spesso di mantenere ordine. Lui è un mattatore, indisciplinato e libero. Ci compensiamo e la squadra di lavoro è meravigliosa. La prima settimana naturalmente serve come rodaggio per tutti.
D: La sua evidente bellezza: un aiuto o un ostacolo nella sua carriera?
R: Poteva essere un ostacolo se il mio cv si fosse esaurito a selfie, gossip o mancanza di esperienze, con però l’ambizione di sembrare altro. È diventato un abito che veste, senza mascherare, anni di impegno e di lavori che non hanno più bisogno di giustificazioni. I libri, la radio, le inchieste. In quelle cose la bellezza non si vedeva. Parlava altro.
D: Ma veramente non guarderà più Grey’s Anatomy dopo la morte di Derek?
R: Io e mio marito stiamo ancora decidendo se concedere una puntata di fiducia in più.
D: Giuseppe Cruciani e la sfida sui sentimenti, con lui ‘odio et amo’?
R: Mai odiato Giuseppe. Anzi. È una delle persone a me più cara e non c’è mai stato motivo di scontro. Sembra cinico e spietato. In realtà la sua onestà intellettuale è un valore. E questo è emerso durante il dibattito sui sentimenti a Pordenone. Ad essere, a scegliere, si diventa scomodi. Ma anche più interessanti.

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