«A molti italiani manca la pietà»

di Paola Medori
Fiorella Mannoia vorrebbe vedere più compassione per il dramma dei migranti, come ci racconta in questa intervista, dove parla anche di musica d'autore e dei suoi lontani esordi cinematografici.

San Remo - Festival della Canzione Italiana Day 5Fiorella Mannoia è luminosa, vera e onesta. Va dritta al cuore con le sue parole, e non solo attraverso le sue raffinate canzoni. La incontriamo durante il Festival letterario Caffeina, a Viterbo, ed è praticamente inarrestabile. Una voce unica nel panorama italiano che «scende verso il basso, drammatizza quello che canta» e riempie di gioia. La Mannoia, che quest’anno festeggerà 40 anni di carriera e produrrà l’album dell’amica Loredana Bertè, parla di musica d’autore, delle emozioni in note, di quando prendeva ‘botte’ (ma solo per finta) da Alberto Sordi, di come affrontare l’emergenza immigrati e di tanto altro ancora.

"Scalo 76" - Italian Music ShowDOMANDA: Grande interprete femminile delle musica d’autore. Canta le canzoni ‘degli altri’ regalando emozioni. Come fa a farle sue e a regalarci queste splendide emozioni?
RISPOSTA: L’interprete è a metà tra cantante e attore, in fondo le canzoni sono delle piccole sceneggiature. Il loro miracolo è intrappolare, in soli tre minuti, una storia. Dentro ci sono le nostre vite, ci accompagnano, scandiscono il tempo, ci ricordano un momento preciso, una fase della nostra esistenza, dove stavamo e con chi. I nostri incontri, i luoghi che abbiamo visitato. Amori che sono nati, amori che sono finiti. Persone che abbiamo conosciuto, persone che abbiamo perso. Pasolini diceva che le canzoni hanno il potere, «magico e abiettamente Poetico», di rievocare il passato.  Nessuna altra forma d’arte ha questa capacità immediata.
D: Esiste un segreto dell’interprete?
R: Quando sento una canzone che mi emoziona, solo allora riesco a trasmettere delle sensazioni agli altri. Devo puntare sull’emozione, questa è la mia prerogativa. Parto sempre dal testo. Non che la musica non sia importante, ci mancherebbe. Un testo bello valorizza una musica mediocre mentre un testo brutto uccide una bella canzone.
D: Che atteggiamento ha nei confronti di quello che canta?
R: Devo identificarmi con quello che canto, me ne devo assumere la responsabilità, anche se sono parole non mie. E questo mi dà la forza di essere credibile perché io stessa ci devo credere. E ci credo solo se quei concetti sono anche i miei, se quella visione del mondo è anche la mia. Non posso cantare canzoni che non mi rappresentano, non ci riesco.
D: Quanto è importante la credibilità?
R: La credibilità dell’interprete sta nel fatto di saper fare il proprio mestiere. Io non mi distraggo mai quando canto. Sono sempre concentrata su quello che sto dicendo. Mi ricordo un’intervista a Marcello Mastroianni. Visto che la figlia iniziava a intraprendere il suo stesso lavoro, un giornalista gli domandò: «Che consiglio puoi darle?». E lui rispose: «Io non ho consigli da dare, l’unica cosa che posso dire a mia figlia è che se la battuta è ‘buongiorno’ pensi a dire ‘buongiorno’». Nel senso che quando dici una cosa ti devi concentrare su quello che dici, anche se è solo ‘buongiorno’.
Live 8 Rome - StageD: Come si rapporta alle canzoni cantate da altri? Misura la distanza tra la sua e l’originale?
R: Ci vuole incoscienza e rischio. L’artista è il rischio che corre ogni volta. Ci penso quando  interpreto una canzone di successo, come Sally di Vasco Rossi. La filtro attraverso la mia personalità, la mia voce e l’interpretazione. L’ho fatta mia, quando canto vedo nella mia testa il film. Ho visto una donna provata dalla vita con la voglia di mettersi in gioco. Ci ho messa me stessa. Sono io donna che canto di una donna.
D: Ha cantato, due anni fa, nel carcere di Mammagialla di Viterbo. Come è andata?
R: Quando sono entrata non ho parlato per tutto il tempo, ero gelata dalle celle. Sapere che c’erano degli esseri umani chiusi dietro le sbarre, privati della libertà. Un’emozione così non l’ho mai provata nella vita. Cantavo le canzoni davanti a loro e tutte, ma soprattutto Sally, hanno acquistato un altro significato. I versi ‘Forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa si è salvato, forse non è stato tutto sbagliato, forse ma forse ma si…’ hanno scatenato un boato, un’esperienza molto, molto forte. Le canzoni hanno del miracoloso.
D: Ci racconti i suoi inizi sul grande schermo.
R: Ho fatto la controfigura di Lucia Mannucci e Monica Vitti per molti anni.  Ho persino schivato le finte botte di Alberto Sordi in Amore mio aiutami nella famosa scena delle dune, quando lui le grida: «Di’ che lo ami» e lei: «Sì che lo amo». Quella che prendeva gli schiaffoni ero io e avevo solo 16 anni. Ho fatto questo strano mestiere che mi divertiva molto. Sono stata sul set con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Monica Vitti e Claudia Cardinale, con Gene Hackman e Oliver Reed. Ho conosciuto il cinema con quei nomi, un’esperienza unica, anche se allora non mi rendevo conto di che cosa stessi vivendo.
The 60th Sanremo Music Festival: Gala Perfomance - Day 3D: Lei è diventata un’autrice per l’album Sud. Nella canzone In Viaggio racconta i problemi che stiamo vivendo ora in Italia.
R: Ho scritto In Viaggio pensando ad una figlia immaginaria che non ho. Mi sono messa dalla parte di quelle madri che vedono i loro figli che si apprestano a fare un viaggio del genere, verso una nuova terra, una nuova speranza. La canzone fa parte di un disco dedicato al Sud e il mio pensiero è andato al sud del mondo, fino ad arrivare al continente più saccheggiato, più derubato di tutto il pianeta: l’Africa.
D: Com’è andata la lavorazione?
R: Per l’album ho lavorato con musicisti stranieri e ho voluto conoscere le loro storie, che mi hanno toccato nel profondo.  Ho domandato come erano arrivati qua, che cosa si aspettassero di trovare e cosa hanno trovato. Domande che possiamo fare tutti, perché queste persone ci vivono accanto, ma spesso non li guardiamo neanche negli occhi quando basterebbero due parole per capire quanta sofferenza c’è.
D: Le persone scappano dai lori paesi in cerca di una vita diversa.
R: Ora stiamo affrontando una situazione drammatica, un esodo biblico che non possiamo sostenere da soli. In qualche modo ci devono aiutare, altro che chiudere le frontiere. Quello che mi addolora di molti connazionali è la mancanza di pietà. Il problema c’è e va affrontato, ma non possiamo dimenticare la compassione che significa dividere il dolore degli altri in maniera sincera. Solo uniti ce la possiamo fare.
D: Ultimamente la parola d’ordine è paura?
R: Siamo in un momento di crisi generale che non è solo economica. È una crisi etica, morale e culturale. Non è soltanto l’Italia ad affrontare un momento difficile. Credo che il sistema stia implodendo, non dobbiamo smettere di sperare ma dobbiamo pretendere anche legalità e che la parola onestà venga rispettata. Si sta perdendo il significato di queste parole e noi dobbiamo avere il coraggio di rivendicarne il senso. Cavalcare le paure credo che sia una cosa da meschini.
Zucchero With Special Guests In ConcertD: E l’immigrazione?
R: Il problema dell’immigrazione è grande e forte. Ci dicono che lo fermeranno ma ci raccontano bugie. Non si interromperà mai. La spinta alla vita dell’essere umano, contro la fame e le guerre, è molto più forte. Quale essere umano si mette in attesa della morte?
D: Ha mai immaginato una soluzione?
R: Smettere di discutere su come fermarli e parlare di come smettere di sfruttarli, perché questo è il vero problema. Ma di questo non parla nessuno. L’aiuto che cercano è una nuova classe politica, un nuovo governo e una generazione che sia in grado di utilizzare all’interno le risorse del territorio senza più sfruttamenti da parte degli Stati esterni, a partire dalla Francia, che chiude le frontiere, fino agli Stati Uniti.
D: Colpa loro, quindi?
R: Ognuno si prendesse le sue responsabilità. Siamo coinvolti tutti, le multinazionali che vanno a prendere il petrolio, l’oro e i diamanti. Come aiutarli? Smettendo di derubarli. Lasciamo l’Africa agli africani.
D: Quanto è stato importante per lei Fabrizio De Andrè?
R: È stato un incontro devastante. Ho sentito per la prima volta a 16 anni Tutti morimmo a stento e rimasi folgorata,mi fece entrare nell’età adulta. De Andrè mi ha cambiato la vita, mi ha mostrato l’altra faccia della medaglia che io non conoscevo. Con lui ho scoperto che esistevano  i diseredati, gli esclusi, la droga e le prostitute. Tutto quello che c’è dall’altra parte della luna. Mi ha insegnato che tutti possiamo sbagliare nella vita. Possiamo essere Bocca di rosa e Marinella. Non dobbiamo metterci sul pulpito e giudicare nessuno. È stato un maestro.
"Scalo 76" - Italian Music ShowD: Se fosse il Ministro della cultura, che cosa farebbe per la musica?
R: Invece di chiudere i teatri e sostituirli con dei supermercati, ne aprirei degli altri. Metterei nelle scuole corsi di musica, di teatro e danza.  I docenti oggi sono trattati come nullafacenti. Un figlio è un foglio bianco dove ogni genitore scrive ed è un potere quasi divino. Quello che lui sarà dipende dal genitore e subito dopo di lui c’è l’educatore.
D: Che cosa pensa della riforma della scuola?
R: Trattare gli insegnanti come sta facendo ora la riforma, che viene da una coalizione di sinistra, è un modo del tutto scellerato. La cultura è relegata al superfluo, casca a pezzi e Pompei ne è il simbolo. Se avessimo avuto dei governi lungimiranti avremmo potuto vivere solo con tutta l’arte, che questo paese, il più bello del Mondo, ci offre.
D: Ha cantato i testi delle canzoni dei più grandi: Enrico Ruggeri, Lucio Dalla e Ivano Fossati.
R: Ruggeri mi ha aperto la porta della canzone d’autore, gli devo molto. Mi ha dato Quello che le donne non dicono. Lui ha vissuto con tante donne, le ha osservate, le conosce e dimostra che la sensibilità non ha sesso. È una canzone che ci descrive bene. Ivano Fossati ha smesso di suonare, ma non di fare musica. Ha voluto uscire dalla discografia, dalla macchina dei concerti e della promozione, una cosa che aveva deciso da tempo. Rispetto la sua scelta. Ivano mi ha accompagnato fino ad oggi, è un amico fraterno.
D: Lucio Dalla e un album di tributo. Come è nata l’idea di A Te?
R: Quando se n’è andato è stata una perdita assurda, come quella di Pino Daniele. Siamo rimasti senza parole. Conoscevo tutte le sue canzoni a memoria. Poi mi sono detta che sono state scritte per essere cantate e ho deciso di farlo. A Lucio avrebbe fatto piacere e l’abbiamo fatto tutti insieme con grande rispetto.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 30-06-2015 02:04 PM


Una risposta a “«A molti italiani manca la pietà»”

  1. RENATA scrive:

    Sei grande, ti seguo da quando hai cantato la prima canzone e mi piace spere che sei anche una bella persona!

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