«Da vicino nessuno è normale»

di Paola Medori
In Noi siamo Francesco, nelle sale dal 25 giugno, Elena Sofia Ricci è la madre di un ragazzo disabile alle prese con la sua 'prima volta'. L'attrice ha raccontato il film a Letteradonna.it.

Elena 4Incontriamo Elena Sofia Ricci, l’attrice toscana è la protagonista di Noi siamo Francesco il film indipendente di Guendalina Zampagni, in uscita in sala il 25 giugno. Un racconto delicato sulla ‘prima volta’ di un giovane disabile, nato senza l’uso delle braccia. Una storia d’amore e di amicizia dove si affronta il tema della sessualità nella diversità, in una chiave divertente e ironica. Elena Sofia Ricci è orgogliosa del suo ruolo di mamma sensibile, forte e apprensiva nei confronti di suo figlio Francesco «Il mio personaggio mi è piaciuto per la sua incoerenza, per il suo essere sospesa». E consiglia a chi «vuole avere delle coccole dell’anima» di vedere assolutamente questo gioiellino.

DOMANDA: Nel film è una madre che incontra difficoltà nell’aiutare suo figlio. Quale è il suo rapporto con l’handicap?
RISPOSTA: Più che di handicap parlerei di ‘diversa abilità‘ ed è più giusto e corretto perché l’handicap appartiene un po’ a tutti noi che pensiamo di essere ‘normali’. In realtà, se ci guardiamo dentro chissà quanti svantaggi e buchi neri abbiamo, quante cose non siamo in grado di fare. Delle volte non sappiamo osservare, ascoltare e abbracciare. E quindi siamo ciechi, sordi e disabili.
D: Noi siamo Francesco è la storia..
R: Il film ci racconta invece dell’energia e della straordinaria vitalità di un ragazzo che, pur non avendo le braccia, si sente perfettamente normale e si comporta con quell’impaccio con quella difficoltà che abbiamo anche noi nell’affrontare l’amore, i sentimenti e la prima esperienza sessuale.
D: Già il cinema americano si è occupato con The Sessions del tema della sessualità dei disabili. Lei pensa che l’Italia sia pronta ad affrontare l’argomento?
R: Il nostro è un film piccolo, indipendente, sarebbe un sogno che questa storia fosse vista da tanta gente perché è una commedia deliziosa e divertente. Dopo averlo visto si ha la sensazione di aver avuto una massaggio e delle coccole nell’anima. Ci fa vedere la vita più rosea e capire quanto siamo fortunati. L’Italia è un paese particolare, certi argomenti risultano un po’ indigesti dal pubblico ma dipende poi da come vengono affrontati. Il nostro cinema oggi ci sta regalando dei piccoli gioielli, c’è una svolta. Questo film rappresenta quel cinema diverso, nuovo, giovane, fresco, delicato e pieno di grazia che mi sembra sempre più diffuso. E’ stato girato con pochissimi soldi e mezzi, però c’è tanto, tanto amore più di quanto non se ne vede in tante grandi produzioni cinematografiche. Spero che abbia il successo che merita.

Fotografie di Marcella Pastore sul set di "Noi siamo Francesco" di Arancia Cinema, regia di Guendalina ZampagniD: Ha avuto un amico che, come il protagonista, l’ha aiutata e a cui dire ‘grazie’?
R: Abbiamo avuto come consulente Eleonora D’ambrosio, una ragazza nata senza braccia di Bari, che con noi è stata generosissima. Ha aiutato Marco Racanati, l’attore che interpreta Francesco, e gli ha insegnato tante cose, mettendoci nella condizione di confrontarci con questa sua ‘diversa abilità’, perché poi è straordinariamente abile a fare cose che noi neanche ci sogniamo, sviluppando al massimo l’uso dei piedi. Ci ha fatto sentire molto rilassati rispetto a questa problematica.
D: Che mamma è nella vita, sensibile e forte come in Noi siamo Francesco?
R: Sono una mamma sufficientemente buona, non ambisco ad essere una ‘mamma perfetta’ anche perché voglio liberare le mie figlie dall’ansia di essere anche loro perfette un domani. Siamo esseri umani, sbagliamo e cadiamo. Sono una madre abbastanza ansiosa, specialmente riguardo le debolezze delle mie figlie, mentre non mi sono mai molto preoccupata della maturità fisica della più grande che oggi ha 19 anni è fidanzata ed inizia ad avere una vita da donna ‘normale’. Non ho mai avuto grandi ansie e preoccupazioni, su quel fronte. In compenso l’ho stritolata riguardo la sua carriera scolastica perché la vedevo più fragile e quindi sono stata li con il forcone come un diavolo all’inferno. L’ho pungolata caricandole addosso un po’ troppe aspettative, però alla fine sono orgogliosa del percorso che ha fatto e la vedo molto cresciuta.
D: Fiorentina ma cresciuta nella borgata romana, cosa le ha insegnato la periferia?
R: La periferia mi ha insegnato a volare basso, a capire quanto sono fortunata. Mi ha mostrato le cose semplici, quelle veramente importanti e le priorità della vita. Devo ringraziare mia madre per avermi fatto studiare nella borgata, perché ho imparato tanto da quella esperienza. Magari non so fare le divisioni a due cifre però li ho imparato tanto altro.

NSF_15x10_HIresD: Protagonista di commedie brillanti ma anche perfetta in ruoli drammatici, preferisce far ridere o piangere?
R: Preferisco far ridere dopo aver fatto piangere, mi piace cambiare. Il mio habitat è lo slalom tra i generi: teatro, cinema e fiction. Io sto bene nella continua trasformazione.
D: Leonardo Ricci, un grande architetto, ma prima di tutto suo nonno le disse: «Entro i 25 anni, o diventi qualcuno o sarai una fallita per sempre». Quanto ha faticato per arrivare?
R: Tanto, tanto perché quello è stato una specie di anatema. L’asticella era molto alta in questa nostra famiglia di artisti ed io sentivo di dover dimostrare molto e di dovermi impegnare molto. Sono stata davvero fortunata perché ho avuto l’occasione giusta, al momento giusto. Sono stata brava a saperla cavalcare e a saperla sfruttare al meglio grazie allo studio.
D: Pupi Avati, Carlo Verdone, Francesco Laudadio e Ferzan Ozpetek. Con quale di questi registi vorrebbe tornare a lavorare?
R: Vorrei tornare a collaborare con tutti loro. Sono stata benissimo, li ho amati molto, devo a ognuno di loro la possibilità di aver interpretato personaggi che sono rimasti nella storia del cinema come la moglie di Verdone in Io e mia sorella, l’Alma di Ne parliamo lunedì e la zia di Mine Vaganti. Tutti ruoli particolari, speciali e diversi tra loro, che hanno lasciato un segno. Non potrei quindi scegliere un solo regista.
D: 50 anni portati splendidamente, cosa desidera oggi Elena Sofia Ricci?
R: Magari 50!! Da quel dì che li ho superati (e ride divertita). Diciamo però, che sono più vicina ai 50 che ai 60! Ho tanti desideri, tante tensioni interne. Sono una donna fortunata perché penso di avere ancora tanto da dire e da voler fare. Sto lottando per realizzare un paio di sogni che ho dentro il cassetto.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , , Data: 25-06-2015 10:13 AM


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