«Così organizzo la vita di noi donne»

di Daniela Uva
Sara Mervi ha fondato PinkUp, una startup che crea applicazioni women only. Dal ciclo, alla gravidanza, fino alla prossima app sul matrimonio. Letteradonna.it l'ha intervistata.

imprenditrici-femmine_980x571A 42 anni non è mai troppo tardi per inseguire le proprie passioni e rimettere in discussione il futuro. Ne è certa Sara Mervi che, dopo un passato come risk analyst in aziende importantissime, ha deciso di licenziarsi e dedicarsi al suo sogno: sviluppare applicazioni per smartphone e tablet. Così, grazie alla collaborazione della collega Giovanna Marena, ha fondato PinkUp, una piattaforma che racchiude quattro app dedicate alla salute delle donne: Ciclo, Fertilità, Gravidanza e Neonato. Un lavoro che riesce a conciliare perfettamente con il ruolo di mamma di Gilda, sette anni, e Giulio, cinque.

DOMANDA: Come è nata l’idea di sviluppare app?
RISPOSTA: È una passione che ho sempre avuto. Fino al 2009 ho lavorato in società di risparmio. Proprio mentre avevo ancora la vecchia occupazione ho sviluppato il mio primo programma, approfittando dei mesi di maternità per il mio secondo figlio. Si tratta dell’app dedicata alla gravidanza.
D: Il secondo passo qual è stato?
R: Quando è nato Giulio ho messo a punto la seconda app, quella che riguarda i primi 12 mesi del bambino. Sempre partendo dalla mia esperienza. Le cose hanno cominciato ad andare bene, mi hanno chiesto di sviluppare programmi per conto di terzi. Allora ho deciso di licenziarmi e di gettarmi a capofitto nella nuova avventura.
D: Cosa l’ha spinta a fare un passo così importante?
R: Sicuramente le prospettive di business in un mercato in forte espansione. Mi attirava molto l’idea di dedicarmi a un progetto tutto mio. Il terzo passo è stato creare la piattaforma, nella quale far convogliare tutte le app. Nel 2012 è nata la società, e la versione attualmente online è nata nel 2014.
D: Cos’è esattamente PinkUp?
R: Più che una piattaforma è un sito al quale si accede scaricando e registrandosi in una delle app che contiene. Basta fare il download del programma scelto, da Apple Store o Google Play Store, per entrare nel mondo PinkUp. Una volta scaricata l’app, con le stesse credenziali è possibile accedere alle altre, perché sono tutte collegate. Grazie alla registrazione, noi sappiamo chi usa le applicazioni, e possiamo migliorarle in base alle esigenze degli utenti.
D: Qual è il vostro target?
R: Si tratta prevalentemente di donne da 15 a 45/50 anni. Avvezze all’uso di tablet e smartphone e con un buon grado di istruzione.

app donneD:Si è mai pentita di questa scelta?
R: Assolutamente no. È stata una decisione molto ponderata, e per fortuna finora è andata bene.
D: Riesce a vivere con quello che guadagna e a conciliare lavoro e ruolo di mamma?
R: Al momento fortunatamente sì. Dedicarsi a una startup non è una passeggiata: è un lavoro che assorbe tantissimo tempo. Ma non essendo dipendente, organizzo la mia giornata in base alle esigenze della famiglia, e riesco a ritagliarmi momenti per stare con i bambini. Chiaramente mi capita di lavorare la sera tardi o durante i weekend.
D: Per una donna è difficile lavorare in questo settore?
R: Non ci sono difficoltà di genere, ma problemi legati al lancio di una nuova impresa. Io ho cominciato con i soldi della liquidazione, ma trovare i fondi necessari per crescere è sempre difficilissimo.
D: Qual è il prossimo passo?
R: Creare un’app sui matrimoni. Dovrebbe arrivare a breve.
D: Che consiglia darebbe a un giovane che voglia seguire le sue orme?
R: Di avere tanta passione. Non si può fare questa scelta per sfuggire alla disoccupazione, bisogna farlo se si hanno forti motivazioni. Sviluppare app non è un hobby, è un lavoro molto impegnativo. Una vera e propria impresa.

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Publicato in: Donne della settimana, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , , Data: 23-06-2015 11:29 AM


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