Rema nel Pacifico per l'ambiente

di Caterina Belloni
La 28enne americana Sonya Baumstein vuole essere la prima donna ad attraversare l’oceano in solitaria e senza motore. Una sfida lunga 90 giorni alla quale ha lavorato per tre anni.

Essere la prima donna ad attraversare l’oceano Pacifico in barca a remi da sola dal Giappone a San Francisco. È questo il sogno di Sonya Baumstein, 28enne originaria di Orlando, in Florida, che due giorni fa ha cominciato la sua avventura da Choshi, in Giappone. Il suo progetto prevede di arrivare a San Francisco nel giro di tre mesi, cioè per settembre, coprendo una distanza di 6 mila miglia, oltre 9 mila 656 chilometri. Per riuscirci l’avventurosa Sonya dovrà remare almeno 14 ore al giorno, senza cedimenti e senza abbassare il ritmo.

IN SOLITARIA PER RISPETTARE L’AMBIENTE
A rendere ancora più estrema la sua impresa è l’aver scelto di non utilizzare alcuna barca di appoggio, per evitare di inquinare l’ambiente con un mezzo a motore e non influire sull’ecosistema. Insieme a lei in mezzo al mare ci sarà soltanto un telefono satellitare, che userà per tenersi in contatto con la sua squadra di assistenza.  Saranno loro ad aggiornarla sulle previsioni meteo con almeno 24 di anticipo. Perché  a dispetto del nome, le onde del Pacifico possono trasformarsi in un incubo.

UNA BARCA SU MISURA
La barca su cui Sonya Baumstein è partita è stata disegnata su misura per lei e costruita in carbonio e kevlar. Pesa circa 300 chilogrammi ed è lunga 7 metri. Come bagno l’atleta userà un secchio. A sostenerla nell’impresa sarà una scorta di cibo ridotta all’essenziale, conservata in contenitori impermeabili. In barca l’ avventuriera avrà 544 chilogrammi di alimenti liofilizzati, una tanica di olio d’oliva, 180 porzioni di bevande ad alto tasso di carboidrati e uno strumento elettrico per togliere il sale all’acqua marina e renderla potabile. Secondo i suoi calcoli brucerà ogni giorno almeno 10mila calorie ed è per questo che in vista dell’impresa è ingrassata di 18 chili.

UNA DONNA DA RECORD
La traversata in solitaria è stata studiata in ogni dettaglio, anche perché da tre anni la giovane donna, laureata in management per il settore no profit, non ha fatto altro che lavorare a questo progetto, finanziato da sponsor privati. Questa non è comunque la prima impresa della 28enne americana degna di essere raccontata. Nel 2011 infatti ha già remato attraverso l’Oceano Atlantico dalle isole Canarie fino alle Barbados, poi si è spostata in kayak da Washington fino all’Alaska, ha attraversato lo stretto di Bering su un paddle, una di quelle tavole da surf che si spostano remando e, abbandonata l’acqua, ha percorso 1800 miglia (quasi 3mila chilometri) in bicicletta dal confine del Messico fino a Seattle.

I PRECEDENTI
Sino ad oggi un’altra donna, la britannica Roz Savage, è riuscita a compiere una traversata in solitaria del  Pacifico, nella direzione opposta, ma facendo due soste intermedie. Nel 2013, poi, un’altra atleta inglese, Sarah Outen, aveva provato a spostarsi da est a ovest senza tappe, ma la sua imbarcazione era stata spinta verso nord dai venti e dopo 149 giorni di fatica si era ritrovata da tutt’altra parte e aveva abbandonato l’impresa.  Ora tocca a Sonya Baumstein, che sapendo cosa è accaduto a chi l’ha preceduta, incrocia le dita e ripete come un mantra gli obiettivi in cui crede. «Amo l’acqua, voglio contribuire a migliorare l’equilibrio del pianeta e – soprattutto – desidero che ognuno dei miei giorni abbia un valore».

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