Viaggio da sola

di Caterina Belloni
Claudia Landini, fondatrice di Expatclic e giramondo, racconta a Letteradonna.it come e perché ha creato un sito dedicato alle donne che decidono di espatriare.

Abitano ai quattro angoli del pianeta e in comune hanno il fatto di avere lasciato la loro casa: l’Italia. Sono centinaia le donne che vivono all’estero, per scelta professionale o per amore, lontane da radici e affetti. Ma non sono sole. Perché da qualche anno esiste una community virtuale che le fa sentire accolte e amate, a qualunque latitudine si trovino. Il sito che parla della fatica di sradicarsi e ritrovare legami si chiama expatclic.com, sottotitolo ‘l’espatrio al femminile’ e conta centinaia di iscritte in continuo aumento. A fondarlo è stata Claudia Landini, 52enne milanese specializzata in traduzioni, che negli ultimi 30 anni ha abitato in Paesi diversi. Una vita con la valigia in mano, che adesso è piena di storie e di esperienze da raccontare, agli amici e a quanti sul web cercano spunti, rassicurazioni e consigli.

DOMANDA: Claudia, quando hai cominciato a viaggiare?
RISPOSTA: Il primo viaggio è stato in Inghilterra, a Londra, per un anno, dopo il diploma. Poi nel 1989 quando mio marito, che lavora per la Croce Rossa Internazionale, è stato mandato in Sudan sono andata con lui. Ci siamo rimasti per un anno e anch’io, che sono traduttrice e interprete, ho svolto un incarico come segretaria per la Croce Rossa. Dopo un anno siamo passati in Angola, per un altro anno e io sono rimasta incinta. Mio figlio è nato a Milano, nel 1991. Siamo rimasti in Italia per un anno e poi ci siamo trasferiti in Guinea Bissau per due anni. Poi c’è stato il Congo, da cui siamo fuggiti a causa della guerra civile. In Italia è nato il mio secondo figlio. All’epoca mio marito lavorava a Belgrado, ma anche lì è arrivata la guerra ed è ritornato in Italia. Così dopo qualche mese siamo partiti alla volta dell’Honduras per aiutare le popolazioni dopo l’uragano Mitch.
D:Una vita tranquilla, non c’è che dire…
R:Insomma… In Sudamerica siamo rimasti fino al 2009, spostandoci anche in Perù, poi siamo rientrati per qualche mese a Milano e siamo ripartiti per Gerusalemme. Adesso, da un anno circa, vivo a Giakarta.
D: Com’è stato crescere due figli spostandosi e cambiando Paese?
R: Alla fine è andata bene e… ci sono anche venuti egregiamente. Certo sono due persone un po’ particolari. A volte si sentono più maturi della loro età, hanno un bagaglio di esperienze non comune, parlano correntemente quattro lingue. Non dico che sia stata una passeggiata, perché a volte spostarsi è stato faticoso anche per loro, ma il bilancio alla fine è positivo. Il mio primo figlio ha finito l’università e ora sta lavorando con degli stage in giro per il mondo, il secondo studia psicologia in Inghilterra.

D: Alle amiche racconti che in realtà tu hai un terzo figlio, il sito. Come ti è venuta l’idea?
R: La prima idea mi è venuta quando stavo in Congo. Volevo creare una rete delle donne espatriate di tutte le nazionalità che si trovavano in Africa per cercare di condividere esperienze e paure  e per trovare consigli. All’epoca non c’era Internet, quindi si faceva tutto via fax, poi è arrivato Internet, ma io mi ero spostata in America Latina. Così ho cambiato obiettivo e ho pensato di concentrarmi sulla rete di donne italiane.
D: Come è diventata quello che è oggi?
R: Ho trovato una compagna di viaggio francese che parlava italiano e abbiamo cominciato il sito in due lingue. Poi ci sono state traversie e qualche difficoltà, come accade per le iniziative che sono volontarie e non hanno scopo di lucro o di affari. La nuova versione del sito risale al 2007. C’è un’equipe internazionale composta da 9 donne tra i 40 e 50 anni, che si trovano in paesi diversi, che coordina le varie pubblicazioni. Tutte conoscono l’italiano anche se il sito è in più lingue. La multiculturalità è essenziale, ma conta moltissimo il riferimento al nostro paese.
D: A cosa può servire questo sito?
R: Raccontiamo storie, forniamo consigli sui diversi Paesi e le diverse città, ci consultiamo. Se una ha un problema ce lo scrive e noi cerchiamo di darle suggerimenti per risolverlo. Combattiamo la solitudine e promuoviamo una filosofia di positività anche se sappiamo che lasciare la patria e andare all’estero può essere un’esperienza dolorosa. Chi non lo fa non capisce. Ti dicono: «Cosa ti lamenti? Viaggi, sei in giro, conosci posti nuovi». Ma nessuno pensa che ti manca tutto il tuo mondo.
D: L’ultima cosa bella che avete fatto come expatclic?
R: Abbiamo attivato dei gruppi di supporto online su alcune tematiche delicate, che sono aperti alle iscritte e proseguono con pagine Facebook dedicate. Ad esempio di recente abbiamo parlato della tematica di essere all’estero e vedere i genitori che invecchiano e avrebbero bisogno di noi. E… abbiamo pianto tutte. È stato doloroso ma anche liberatorio e ci ha aiutato a trovare un minimo di serenità.
D: Puoi darci tre regole d’oro per vivere all’estero senza dimenticare da dove veniamo?
R: Anzitutto bisogna mantenere radici salde in Italia, tornarci spesso e tenere i contatti. Poi serve una solidità nel progetto di espatrio, nel senso che la famiglia deve essere convinta che sia la cosa giusta da fare. Infine… conviene visitare spesso expatclic!

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 01-06-2015 10:03 AM


Lascia un Commento

*