«Rinasco mamma»

di Enrico Matzeu
Ilaria Bernardini racconta a LetteraDonna.it il suo libro L’inizio di tutte le cose, dove 9 donne incinte abbattono i cliché della maternità. A partire da erotismo e sesso.
L'inizio di tutte le cose di Ilaria Bernardini, edito da Indiana Editore.

L’inizio di tutte le cose di Ilaria Bernardini, edito da Indiana Editore.

La gravidanza è vissuta dalla donna come un momento di estrema intimità ma anche di grande sconvolgimento ormonale ed emotivo. Per la società poi la figura della donna incinta è avvolta da un’aura di purezza e candore. Ilaria Bernardini, in L’inizio di tutte le cose (Indiana Editore, 144 pp., 14,50 euro), prova a sovvertire questi canoni, a far cadere le maschere delle convenzioni sociali e culturali e ritrae, attraverso scrittura diretta e ritmo serrato,  nove donne in dolce attesa. Donne che sono prima di tutto femmine, con debolezze, paure ed emozioni che non rinunciano a vivere e con le quali ridefiniscono se stesse. Ossessioni, colpe, ansie, ma anche pulsioni sessuali sono al centro delle storie di queste madri e mogli nate dalla penna di Ilaria Bernardini. L’autrice, a sua volta madre di Elia, proprio durante la gravidanza ha sentito l’esigenza di trasferire su carta le sensazioni che l’hanno pervasa. A LetteraDonna.it racconta com’è nato questo libro.

DOMANDA: Nel suo libro si affronta il tema della gravidanza sotto diversi aspetti, perché la scelta di affrontare proprio questo tema?
RISPOSTA: Perché stava accadendo a me. Questo libro nasce da un’esigenza personale, per mettere su carta i pensieri che avevo in quel momento ma anche i pensieri intercettati da chi mi stava intorno. Quando sei incinta, infatti, sembra che il mondo parli solo di quello: tutti hanno delle idee in merito, siano esse romantiche, strampalate o addirittura orribili. Così sono arrivate le storie di nove donne, che forse ne rappresentano altre cento o forse soltanto una.
D: Quanto c’è della sua gravidanza in questo libro?
R: Nel libro c’è un racconto autobiografico, quello intitolato Elia, che è mio figlio. Gli altri nascono dalla mia esperienza personale, ma anche da cose che ho ascoltato e ho trasformato in storie. Naturalmente c’è un importante lato narrativo e di invenzione.
D: Lei vuole buttare giù in un qualche modo i cliché sociali che ci sono dietro a una gravidanza. Quali sono?
R: Il fatto, ad esempio, che le cose che una donna incinta prova spesso sono indicibili. Ci sono dei non detti, dei tabù. Spesso si ha l’idea di tacere le proprie sensazioni, anche negative, dentro alle mura di casa e non condividerlo con gli altri. In fondo però non c’è nulla di inconfessabile, ma soprattutto non c’è nulla di cui aver paura.
D: Da quando secondo lei la maternità non è più un obbligo sociale?
R: Il ruolo di madre si è evoluto di pari passo con quello delle donne e con il concetto di famiglia. Prima vi erano dei vincoli sociali più forti, per cui si doveva rispettare certi canoni che stanno via via scomparendo. L’idea di farlo e non farlo è un tema però ancora molto forte. I figli che possono arrivare o non arrivare sono legati all’evoluzione del concetto di genitore. Nulla è dovuto, nulla è obbligatorio e c’è ancora molto da fare.

Foto Giovanni Gastel/Alessi BernardiniD: Come mai nel suo libro non vengono trattate le nuove forme di gravidanza come la madre surrogata o l’inseminazione artificiale, ecc?
R: Non ho avuto l’urgenza personale di affrontare questo tipo di storie, anche se c’è magari un’esigenza sociale. La realtà è che avendo una visione molto libera a riguardo, per me questo è un non tema. Per quanto mi riguarda chi vuole essere genitore può esserlo, come chi non vuole è libero di non diventarlo.
D: Per «inizio di tutte le cose», oltre all’aspetto biologico della nascita di un figlio, possiamo anche intendere un nuovo inizio per una donna?
R: Sì certamente, è l’occasione per autopartorirsi. La gravidanza è una grande sensazione, è una vera e propria ridefinizione di sé. È un modo per rivenire al mondo e occupare un altro posto dell’universo da cui guardi tutto. Inoltre parole come amore, resistenza e paura vengono completamente ridefinite.
D: Che tipo di donne troviamo nel suo libro?
R: Troviamo donne impaurite, completamente ammattite o semplicemente buffe, ma anche madri erotiche, aspetto questo molto inusuale. Sono comunque tutte donne abbastanza vere che hanno pensieri folli o estremi, portati fino in fondo. Sono ispirate a donne normalissime: amiche, zie o future mamme che ho incontrato durante i corsi preparto. Sono le femmine in senso assoluto.
D: Come accennava lei stessa, è molto presente il tema della sessualità in una donna incinta, come viene affrontato?
R: Su questo tema le donne incinte si dividono in due grosse categorie: quelle che rimuovono l’idea del loro corpo come un elemento erotico e altre invece per cui la gravidanza è un momento travolgente per la sensualità. Io l’ho affrontato portandolo all’esasperazione come, ad esempio, nella storia in cui una donna incinta tradisce durante il corso preparto.

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