Protesta in musica

di Caterina Belloni
Chi è Souad Massi, la cantautrice che mixa poesie e slogan della primavere arabe a tempo di rock.

La parole sono più forti delle armi, specie se sono accompagnate da accordi e suoni. Ne è convinta Souad Massi, la 43enne cantautrice che il 31 maggio approda al Barbican di Londra per un concerto, pronta ad esibirsi nella capitale britannica anche a fine giugno, per il Womad Festival. Due date importanti per chi ama la musica e pensa alle canzoni come a una forma di contestazione e di resistenza.

UNA MUSICA CHE NASCE DALLA POESIA
In un periodo delicato per Nord Africa e  Paesi del Medio Oriente, come quello attuale, la musica di Souad Massi sembra un’ancora di salvezza. Nata in Algeria da genitori di origine berbera, la cantante è cresciuta studiando poesia, letteratura e musica. Spronata dal fratello, ha iniziato a suonare la chitarra in una band, esercitandosi nel garage di casa, poi esibendosi in spazi alternativi. Fino a diventare la leader della rock band Atakor. Un risultato importante, soprattutto per una giovane donna che rifiuta una serie di abitudini e tradizioni della sua cultura, a partire da quella di indossare il velo.

L’ALBUM È UN GRIDO DI SPERANZA
Durante gli anni dei disordini si è trasferita con la famiglia in Cabilia, nella zona berbera, ma le provocazioni e le minacce contro di lei sono aumentate tanto da farla sentire in pericolo. Nel 1999 ha accettato di andare a cantare in Francia, dove era stata invitata, ha ottenuto un contratto con la Island Records e si è definitivamente trasferita in Europa. Eppure ha continuato a esibirsi nel mondo arabo e a sentirsene parte. C’è chi la paragona a Joan Baez, ma lei si sente solo sé stessa. E ha appena pubblicato un album, intitolato El Mutakallimùn (letteralmente «Quelli che parlano»), che punta a lanciare un grido di speranza in un periodo in cui dal mondo islamico sembrano arrivare solo segnali di terrore, come gli attacchi dell’Isis contro persone innocenti o testimonianze straordinarie di cultura e storia, ad esempio Palmira in Siria.

DAI RITMI AFRICANI AL FOLK-ROCK ALGERINO
Le canzoni del suo ultimo disco, che sposa i ritmi della world music strizzando l’occhio alla bossa nova, ai ritmi africani e al folk rock algerino, sfoggiano testi ‘rubati’ ai grandi poeti arabi, dal libanese Elia Abou Madi all’iracheno Ahmad Ibn al-Husayn Al-Mutanabbi. Alcuni di questi poemi sono stati scelti dalla musicista perché li ha scoperti durante la sua attività di ricerca legata alla storia di Cordoba, città che in passato riuscì a far convivere serenamente diverse religioni ed etnie. Un obiettivo possibile, dunque, che Souad Massi sogna di veder raggiunto di nuovo. Altre liriche, invece, sono arrivate dai suggerimenti dei circa 300 mila amici che la cantautrice conta su Facebook.

NEI TESTI ANCHE SLOGAN DELLA PRIMAVERA ARABA
Alcune delle poesie, incastonate come gioielli nelle sue canzoni, facevano parte degli slogan ripetuti durante le marce della ‘primavera araba‘ e  sono state scelte proprio per questa ragione. Intervistata dalla stampa inglese in vista delle sue esibizioni, Souad Massi ha sottolineato che non capisce come mai i movimenti di qualche anno fa non siano sfociati in una svolta autentica. «Da sempre sogno che nel mondo arabo sia lasciato spazio alla democrazia ma probabilmente molte persone di potere non vogliono che gli uomini siano davvero liberi», ha detto.

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