La sentenza

In cella per gelosia

di Alexis Paparo
Secondo la Corte di Cassazione assillare il coniuge equivale a maltrattarlo. È quindi un reato.

«Assillare costantemente il coniuge con comportamenti maniacali ispirati da gelosia morbosa è un maltrattamento». E quindi deve essere punito dall’art. 572 del codice penale che prevede da due a sei anni di reclusione. A stabilirlo la Corte di Cassazione, che ha annullato l’assoluzione dall’ accusa di maltrattamenti per un uomo siciliano che faceva pressione sulla moglie in tutti i modi per farle abbandonare il suo lavoro di assistente di volo, a suo dire «non adatto a donne per bene».

CONTROLLO DEL CELLULARE E RICHIESTA DEL TEST DEL DNA
Un’ossessione dalla quale, secondo i giudici di piazza Cavour, erano scaturiti «la contestazione di tradimenti inesistenti, la ricerca incessante di tracce di relazioni extraconiugali con ispezione costante del telefono della donna, la verifica degli orari di rientro a casa, e dubbi circa l’effettiva paternità della figlia con richieste di test per la verifica del dna».

UNA VITA DI COPPIA ANIMOSA
L’uomo, condannato dalla Corte d’appello di Palermo a un anno e sei mesi di reclusione e 5 mila euro di provvisionale per atti persecutori, non era invece stato considerato colpevole di maltrattamenti. Il giudice aveva infatti valutato quelle esternazioni come parte di «una vita di coppia caratterizzata da animosità» e rilevato la mancata «consapevolezza del soggetto di causare alla moglie un turbamento psichico e morale».

UNA VICENDA COMPLICATA
Dal canto suo, il marito ha ottenuto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale specificando che la denuncia della moglie era successiva alla causa civile da 300 mila euro da lui intentata ai suoceri per il mancato pagamento come dipendente della loro società. La Cassazione ha evidenziato possibili «motivi di astio dell’accusante e dei suoi familiari chiamati a deporre nei confronti dell’imputato» e sta valutando l’attendibilità della donna.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA
Sulla configurazione del reato però non ci sono dubbi, come si legge nella sentenza deposita il 14 maggio: «L’assillare costantemente la congiunta con continui comportamenti ossessivi e maniacali, ispirati da una gelosia morbosa e tali da provocare in modo diretto importanti limitazioni e condizionamenti nella vita quotidiana e nelle scelte lavorative nonché un intollerabile stato d’ansia» rientra nei casi di maltrattamento.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , , Data: 15-05-2015 04:50 PM


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