L'intervista

Tutta la verità su Into the Wild

di Francesca Amé
A tu per tu con Carine McCandless, autrice del libro che svela l'autentica storia del fratello Chris.

Il nome Christopher McCandless forse non vi dice nulla. Ma se aggiungiamo Into the wild la mente corre al celeberrimo film girato da Sean Pean, tratto dall’omonimo best-seller dell’autore americano Jon Krakauer: è la storia di un ragazzo di buona famiglia che, appena laureato, molla tutto e viaggia per mesi, con pochi soldi e poco cibo, «verso Ovest».  Morirà, dopo un lungo viaggio in solitudine, alla ricerca di se stesso in Alaska, di fame e di stenti e intossicato da bacche velenose ingurgitate per sbaglio nel disperato tentativo di nutrirsi. Bella storia: ottimo libro, eccellente film. Ma non è fiction.

Carine McCandless

Carine McCandless

LA PRESENTAZIONE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO
Chris è stato un ragazzo in carne ossa e oggi, ad oltre vent’anni dai fatti di allora, Carine McCandless ha deciso di raccontare tutta la verità sulla scelta del fratello, cui era molto legata.  È appena uscito Into the wild truth (Corbaccio, pp. 375, 17.60 €) e l’autrice, che è anche imprenditrice, madre e attivista, lo presenta al pubblico italiano venerdì 15 maggio al Salone del Libro di Torino (ore 13.30, in Sala Azzurra).

I PERCHÉ DI UNA FUGA
È un memoir intenso, a tratti persino violento, così com’è violenta la verità. Pagina dopo pagina, scopriamo i veri motivi che hanno spinto Chris, un ragazzo estremamente intelligente e brillante, a scappare da casa, da tutto e da tutti. Alla ricerca di una verità che gli era sempre mancata. Bella, mora, abiti informali, Carine somiglia molto alla ragazzina delle foto che corredano il volume: Letteradonna.it l’ha incontrata.

La copertina italiana di Into the wild truth, edito da Corbaccio.

La copertina italiana di Into the wild truth, edito da Corbaccio.

DOMANDA: La storia di Chris, grazie al grande successo planetario del libro di Krakauer e del film di Sean Penn, ormai è nota da tempo. Per molti ragazzi è  un eroe. Perché questo libro, dopo così tanti anni?
RISPOSTA: Tutti sanno com’è andata. Ma pochi sapevano com’era iniziata. C’è stato un momento in cui ho capito che dovevo raccontare al mondo la verità.
D: Quando lo ha capito?
R: Quando sono diventata madre e vedevo le mie figlie crescere e volevo evitare che si nutrissero delle stesse bugie di convenienza che riguardavano mio fratello e che hanno caratterizzato la mia infanzia. Io stessa ho collaborato alla stesura del libro di Krakauer e alla sceneggiatura del film di Sean Penn: sono realistici e corretti.
D: Perché solo ora, dunque?
R: All’epoca non ero pronta per affrontare tutta la verità. Oggi, io e i miei sei fratelli lo siamo. Ora è giusto spiegare la scelta di Chirs, che non fu né un ribelle né un sognatore né un eremita né un pazzo.

La famosa foto che ritrae Chris McCandless nei suoi ultimi giorni di vita.

La famosa foto che ritrae Chris McCandless nei suoi ultimi giorni di vita.

D: E dunque, perché suo fratello, senza dire niente a nessuno, decise di partire da solo per un viaggio a piedi verso Ovest senza mai dare notizie di sé? Voi avete appreso della sua morte dopo due anni, perché per caso un escursionista ritrovò il suo cadavere in un vecchio pullman abbandonato in Alaska. Quel pullman fu l’ultima ‘casa’ di Chris.
R: Io e Chris, che era il mio fratello biologico, siamo cresciuti tra le bugie. Nostro padre, rampante, ricco, autoritario, frequentò nostra madre mentre era ancora sposato: gli altri sei fratelli sono figli di Marcia, la sua prima moglie. Questo noi figli non l’abbiamo mai saputo: mio padre aveva una doppia famiglia, le due donne erano a conoscenza l’una dell’altra, ma a noi bambini venivano raccontate tante bugie su chi eravamo davvero.
D: Che cosa è successo a quel punto?
R: Marcia si è allontanata con i suoi figli. Mia madre invece era succube: a casa volavano le mani. Io e Chris siamo stati torturati psicologicamente, vessati, violentati con le parole, i soprusi, le pretese. Non c’è mai stato affetto o considerazione per noi.
D: Nel libro racconta molto duramente i difficili anni dell’infanzia e dell’adolescenza. E i mesi terribili a casa da sola con i suoi genitori quando Chris partì senza dire nulla.
R: Oggi vado nelle scuole e sono diventata un’attivista per difendere i giovani dalle violenze domestiche. Noi eravamo all’apparenza una famiglia molto benestante e molto religiosa, ma casa nostra era un inferno . Non perdono a mia madre di non essersi mai separata da mio padre, non perdono loro il fatto di non aver capito Chris. Per questo ho voluto scrivere tutta la verità.
D: Come ha reagito la sua famiglia alla pubblicazione del volume?
R: I miei? Come sempre: hanno detto che era un romanzo d’invenzione.  Ancora oggi, ultrasettantenni, non hanno mai ammesso neanche un piccolo errore. La morte di Chris, ai loro occhi, è solo colpa sua, non un loro fallimento. Hanno persino rilasciato una intervista alla PBS in cui dichiarano la loro estraneità ai fatti da me narrati. Sono irrecuperabili.
D: E i suoi fratelli?
R: Sono stati con me. C’è chi si è esposto di più e chi ha preferito non partecipare attivamente alla ricerca di documenti e ricordi. Ma se tutti noi, ciascuno in tempi diversi, abbiamo rotto con nostro padre un motivo c’è.
D: Perché, secondo lei, la storia di Chris ha coinvolto così tante persone in tutto il mondo?
R: Perché è una storia sulla scelta di priorità della vita. A Chris non importavano per nulla i beni materiali: viveva con poco. Ma non era un ragazzo isolato, una specie di monaco. Era una persona piena di vita. La forza del suo insegnamento sta nella costanza con cui ha cercato di seguire la sua strada, senza accontentarsi di quello che aveva.
D: Gli ideali di Chris hanno ispirato un’intera generazione di giovani…
R: Voleva fuggire dalle manipolazioni e dalle bugie con cui era cresciuto: nella natura e nella solitudine cercava la verità. Non voglio parlare per conto suo, ma credo che sarebbe orgoglioso di essere diventato un simbolo, per tanti ragazzi della sua generazione. Il simbolo di chi non si arrende per cercare la sua felicità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia un Commento

*