Dal mondo

«Ho cambiato sesso, non mestiere»

di Caterina Belloni
Il manager di boxe Frank Maloney diventa donna e torna sul ring per lanciare giovani pugili.
Frank Malloney con il pugile Lennox Lewis.

Frank Malloney con il pugile Lennox Lewis.

L’allenatore torna sul ring, ma dopo aver cambiato sesso. Il protagonista di questa storia è il 62enne Frank Maloney, manager e leggenda nel mondo della boxe perché nel 1992 ha portato Lennox Lewis a diventare il primo pugile britannico campione dei pesi massimi. Frank, che adesso si chiama Kellie, dopo mesi di pettegolezzi ha annunciato ad agosto 2014 in un’intervista esclusiva al Daily Mirror di essere transessuale e di aver iniziato un percorso di interventi chirurgici e sedute per diventare ciò che sentiva di essere. Una donna.

UNA PASSIONE SEMPRE VIVA
Due anni di concentrazione su se stesso che l’hanno allontanato dallo sport che si sono conclusi a marzo, con l’ultima operazione. In questo periodo Maloney aveva giurato che non sarebbe più salito sul ring e che si sarebbe dedicato alla sua nuova vita che finalmente gli permetteva di essere sereno e sentirsi completo. Fino a quando una giovane promessa del pugilato, il 23enne Tony Jones, non ha bussato alla sua porta. Maloney, che vive a Bromley, un borgo nel Sud-Est di Londra, si è lasciata convincere. Anche perché, come ha spiegato pubblicamente, ora che la sua vita è completa e si sente realizzata come persona, l’unica cosa di cui sentiva la mancanza era il lavoro, la sua vera passione di tutta una vita. Sin dagli Anni 80, Maloney è stata allenatore e manager di campioni, da Paul Ingle a Scott Harrison, fino a Lennox Lewis. Un’attività che le ha regalato le più grandi gioie, mentre dentro di lei cresceva il conflitto tra l’essere uomo e sentirsi donna.

Frank Malloney (a sinistra) che è diventato Kellie dopo l'operazione.

Frank Malloney (a sinistra) è diventato Kellie dopo l’operazione.

«LA SOCIETÀ HA BISOGNO DELLE ETICHETTE»
Al Guardian, Kellie, che nella sua vita da uomo ha avuto due mogli e tre figlie che gli hanno regalato emozioni irrinunciabili, ha fatto una confessione che potrebbe diventare un manifesto contro le discriminazioni: «Io mi vedo come un essere umano, ma la società ha bisogno di mettere delle etichette e quindi mi definisco transessuale. Spero che attraverso il ritorno alla boxe riuscirò a far capire alla gente che quelle come me sono persone, niente di diverso. Abbiamo sentimenti, soffriamo di depressione, abbiamo figli, nutriamo delle speranze e delle ambizioni e abbiamo il diritto di uscire e guadagnarci da vivere. Soprattutto abbiamo il diritto di esser rispettate. Noi siamo accettate dalla società, ma questo non significa che siamo sempre rispettate».

AL SERVIZIO DEI GIOVANI
Maloney ha sottolineato questo aspetto avendo amiche che hanno sofferto questa condizione in passato. Come una conoscente che si è sottoposta all’intervento nel suo stesso periodo ed è stata oggetto di ‘mobbing‘ al rientro sul posto di lavoro. «Le hanno detto che non poteva presentarsi in ufficio con la gonna, che le avrebbero tagliato lo stipendio perché le donne guadagnano meno e l’hanno maltrattata finché non ha tentato il suicidio» ha raccontato. Ma il suo ritorno sul ring non deve essere interpretato come una battaglia a favore dei transessuali. La politica non c’entra, come l’impegno sociale. Se ha deciso di ricominciare a fare la manager è solo perché ama il pugilato e vuole aiutare i giovani a realizzare il loro sogno.

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