L'intervista

Riflesso d'Ecomostro

di Enrico Matzeu
A tu per tu con Maria Teresa Furnari, fotografa che, con uno specchio, ritrae i casi di abusivismo.
La baia di Alimuri a Vico Equense nello scatto dell'Ecomostro Tour di Maria Teresa Furnari.

La baia di Alimuri a Vico Equense nello scatto dell’Ecomostro Tour di Maria Teresa Furnari.

Maria Teresa Furnari è una giovane fotografa siciliana trapiantata a Milano, che in pochi anni è riuscita a farsi spazio in questo mondo tra uno scatto di costume e uno impegnato. Davanti al suo obiettivo sono passati Carlo Cracco, la Chef e la Boss, Gnambox e altri simboli della nuova cucina patinata. Si è dedicata però anche alla ripresa d’interni e a campagne pubblicitarie per marchi di abbigliamento e design.

UN VIAGGIO TRA L’ABUSIVISMO ITALIANO
Un giorno, però, con uno specchio tra le mani, ha deciso di rileggere la visione della fotografia tradizionale, raccontando alcune storie attraverso un riflesso. Così è nato Ecomostro Tour, con il quale ha ritratto i principali casi di abusivismo edilizio italiano in un progetto che l’ha portata in giro per l’Italia in compagnia proprio di uno specchio. Un viaggio fotografico tra estetica e denuncia, uniti da un’estrema sensibilità femminile. LetteraDonna.it l’ha incontrata per farsi raccontare la sua esperienza.

L'xx Pontile SIR, a Lamezia Terme.

L’xx Pontile SIR, a Lamezia Terme.

DOMANDA: Come ha iniziato la sua carriera di fotografa?
RISPOSTA: Nasce, come per molti, da una passione in particolar modo per l’immagine. Prima di dedicarmi completamente alla fotografia sono passata per la pittura e le arti visive, poi ho studiato fotografia allo IED e dopo ho iniziato a lavorare come assistente fotografa, soprattutto in ambito commerciale. Mi sono dedicata alla fotografia analogica, quindi ho imparato a sviluppare le foto oltre che a scattarle. Ora mi dedico solamente al digitale.
D: Nel suo portfolio ci sono servizi per il mondo della moda, della cucina e del lifesyle più in generale. Come si è avvicinata a questi mondi?
R: È avvento per caso. Prima fu la fotografia d’interni e poi per motivi casuali mi sono avvicinata al ritratto, lavorando come assistente di Maurizio Camagna. È stato poi naturale per me il passaggio da ritratti di cuochi e chef a situazioni legate al lifestyle. È difficile identificare un genere in cui sono specializzata, mi piace davvero spaziare su più fronti.

Torre Mileto, Foggia.

Torre Mileto, Foggia.

D: Da queste realtà come mai ha scelto poi di realizzare un progetto come Ecomostro Tour?
R: L’idea è arrivata da una foto che ho scattato a Londra, in cui si vede un muro di mattoni, una porta dalla superficie specchiante e al suo interno un parco riflesso. Da quella prima immaginem ho iniziato a pensare cosa avrei potuto realizzare se avessi avuto uno specchio con me da installare a mio piacimento per creare dei giochi di contrasto.
D: E poi?
R: Così è nata la prima serie di fotografie con gli specchi, chiamata Interferenze. In quel caso lo specchio usato era più grande e gli edifici meno caratterizzati da una storia ma inseriti comunque in ambienti naturali nella provincia di Biella. Dopo un anno ho ripreso quell’idea, raccontando però una storia più specifica: quella legata all’abusivismo edilizio. L’ecomostro è quello che mi serviva, ovvero la possibilità di unire due opposti: un elemento naturale e un edificio costruito nel posto sbagliato.
D: In cosa consiste in pratica questo progetto?
R: È un viaggio fotografico da Milano a Palermo con 10 tappe che percorrono tutta l’Italia attraverso i principali ecomostri italiani. L’intento è quello di creare una sorta di mappatura di un certo tipo di edilizia e di interpretarla. Gli edifici sono stati scelti infatti in base alla diversità regionale e alle loro storie: da casi di abusivismo conclamato a casi di fallimenti edilizi o abbandono.

D: Quali ecomostri sparsi nel Paese l’hanno colpita di più?
R: Sono essenzialmente due. Il primo è Torre Mileto in provincia di Foggia: un villaggio intero di quasi 2 mila abitazioni abusive completamente abitate ma totalmente improvvisate. Il secondo è lo scheletrone di Alimuri a Vico Equense, abbattuto a novembre 2014. Doveva essere un albergo a cinque stelle ma poi è stata revocata l’agibilità.
D: Per un fotografo, cambia qualcosa l’essere donna?
R: Sicuramente cambia qualcosa all’inizio, c’è una sorta di maschilismo quando inizi come assistente. Infatti c’è la propensione a cercare assistenti uomini, soprattutto per sforzo fisico che a volte questo lavoro richiede. Naturalmente, però, cambia anche il modo in cui si osservano le cose, c’è una sensibilità diversa, un punto di vista differente.

Pizzo Sella, Palermo.

Pizzo Sella, Palermo.

D: Lavorare come fotografa è remunerativo?
R: Sicuramente è un mestiere difficile e negli Anni 80 e 90 era tutto molto più facile. Però per quanto mi riguarda, credo di essermi inserita bene in questo mondo. Riesco sostanzialmente a lavorare e vivere della mia passione. In generale non è un lavoro semplice e quindi mi ritengo molto fortunata.
D: Chi o che cosa le piacerebbe fotografare?
R: Mi piacerebbe dedicarmi maggiormente agli interni e all’architettura. Unire il ritratto agli interni di design e a case di un certo interesse sarebbe il massimo.
D: C’è un’icona femminile alla quale si ispira?
R: Letizia Battaglia. Non mi ispiro a lei nello stile o in ciò che faccio, ma è sempre stata il mio mito indiscusso. È siciliana come me, una donna forte nella Palermo degli Anni 80. In quel contesto si vede la differenza di una fotografa che trattava la fotografia di cronaca con una sensibilità unica. Ecco, forse è lei una persona che vorrei incontrare e fotografare perché mi ha sempre incuriosito e interessato molto.

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Publicato in: foto, Gallery, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 06-05-2015 04:55 PM


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