L'intervista

Trentenne luxury

di Francesca Amé
A tu per tu con Laura Nardi, presidente di Bianchi & Nardi, azienda storica nel settore di pelletteria.
La nuova generazione alla guida di Bianchi & Nardi.

La nuova generazione alla guida di Bianchi & Nardi.

La prima generazione semina, la seconda raccoglie, la terza disperde: quante volte, dovendo raccontare aziende familiari ‘made in Italy’, ci si trova a tracciare una parabola discendente. Poi ci sono le eccezioni: come Bianchi & Nardi, azienda storica nel settore di pelletteria di alta gamma. Era il 1946 quando a Firenze, subito dopo la guerra, Mario Bianchi e Aldemaro Nardi aprirono una fabbrica di pellami di qualità, con alcune collezioni interne.

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CRESCERE, INNOVANDO
I figli, Mauro Bianchi e Marco e Massino Nardi, galopparono sul boom degli Anni 60 e 70 mettendo al servizio dei migliori marchi del made in Italy il loro know-how in tema di selezione delle pelli, conceria, taglio, lavorazione.
Tutto procedeva per il meglio, ma l’azienda ha voluto cresce ancora. Soprattutto, ha voluto innovare. Ed ecco allora che da gennaio 2015 il consiglio di amministrazione è stato rimesso a nuovo.

AL COMANDO UNA GENERAZIONE DI 30ENNI
Al tavolo ora siedono i cinque nipoti dei fondatori, tutti appena 30enni. Sono Gabriele Bianchi, responsabile amministrativo, sua sorella Giulia, nell’ufficio legale, Andrea Nardi, responsabile dell’approvvigionamento e della qualità della materia prima, il fratello Alessandro, responsabile della produzione. E, al vertice, la presidente: Laura Nardi, 30 anni, una laurea in ingegneria gestionale, due anni di consulenza alle spalle in una grossa società di Milano e ora nel quartier generale di Scandicci, vicino a Firenze, per tenere le fila di questa azienda familiare che lo scorso anno ha totalizzato 30milioni di ricavi e +19% di utile. Letteradonna.it l’ha incontrata.

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DOMANDA: Laura, lei è in un ruolo atipico per la sua età.
RISPOSTA: Vero. Quando mio padre e il suo socio hanno deciso di fare un passo indietro e di dare a noi figli la responsabilità dell’azienda, per farla crescere ancora, il cda ha scelto me nel ruolo di presidente. Forse perché sono un vulcano di energia.
D: Quando inizia la sua giornata?
R: Presto. Mi sveglio alle 6.30 e poco dopo sono in azienda. Lavoro fino alle 20 tutti i giorni: sono giovane, single, senza figli. È il momento in cui posso dare il massimo.
D: Difficoltà?
R: Sono ormai quattro anni che noi cinque 30enni lavoriamo ai vertici dell’azienda, anche se ufficialmente il passaggio di gestione è stato ratificato pochi mesi fa. Abbiamo 100 dipendenti, 25 aziende dell’indotto: è davvero una grossa responsabilità ma mi sono sempre sentita supportata e rispettata. So che il mio è un ruolo anomalo: sono donna in un ambiente maschile e per di più molto giovane, ma anche nella moda le cose stanno cambiando».

D: Quali sono i progetti per il futuro?
R: Vogliamo unire le due anime della Bianchi e Nardi: da una parte aumentare il parco clienti e servizi da offrire loro, seguendo dunque quanto fatto dai nostri genitori, ma dall’altra anche recuperare il lavoro dei nonni. Per questo usciamo ora sul mercato con una linea indipendente, la Bianchi e Nardi 1946, che fin nel nome vuole ricordare la nostra storia passata, per guardare al futuro.
D: Avete prodotto una capsule collection di borse cui avete dato nomi di italiani importanti, da Manzoni a Dante. Perché?
R: Abbiamo scelto di chiamare le nostre prime borse con dei nomi che confermassero subito il made in Italy del prodotto. Saranno messe sul mercato all’insegna di un lusso più accessibile: sono in coccodrillo, dunque molto pregiate, ma anche con inserti di camoscio, con fantasie e tagli moderni, adatti a ragazze giovani come me. Entry price? Dai 700 euro in su. Siamo nel settore del luxury e la nostra rimarrà sempre una produzione di alta qualità: solo così continueremo a piacere all’estero, negli Usa, in Corea, in Giappone.

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