Olocausto

Naziste e impunite

Le storie di Charlotte, Gisela e Gertrud, SS accertate che non sconteranno mai la loro pena.
(Credits: Daily Mail)

(Credits: Daily Mail)

Un sorriso gentile a maschera di tre fra i volti femminili più atroci del nazismo. Quelli di Charlotte S, Gisela S e Gertrud Elli Senff. L’una aveva addestrato il suo cane a mordere i genitali dei prigionieri nei campi di concentramento di Ravensbrück e Auschwitz,  l’altra picchiava brutalmente i prigionieri alla più piccola ‘infrazione’. La terza sceglieva chi viveva e chi moriva nel lager di Majdane, in Polonia. Sono tre delle 3.700 donne al servizio del Terzo Reich che alla fine della guerra sono riuscite a rimanere nell’ombra. Sorte comune alla maggior parte delle SS donne: solo in tre sono state condannate per genocidio. Oggi hanno oltre 90 anni e vivono senza aver mai scontato la loro pena.

Charlotte S. (Credits: Bild)

Charlotte S. (Credits: Bild)

LA GUARDIANA
Crudele e fanatica, Charlotte S. era addetta alla sorveglianza del campo di Ravensbrück e poi di Auschwitz . «Aveva addestrato il suo alsaziano a odiare e  mordere i progionieri», ricorda una testimone dopo la guerra. «Eravamo obbligati  a stare fermi per ore al freddo o al caldo soffocante e chi si muoveva veniva attaccato. Molto non sopravvivevano». Rimasta  incinta dopo una relazione con un uomo delle SS, lasciò il lavoro nel 1943. Riconosciuta colpevole e condannata  da un tribunale comunista a 15 mesi di carcere per «maltrattamenti e furto nei confronti dei prigionieri a lei affidati», oggi ha 94 anni, e vive tranquillamente in Germania senza aver mai scontato la pena.

(Credits: Bild)

Gisela S. (Credits: Bild)

LA CARCERIERA DI AUSCHWITZ
Stessa sorte per Gisela S, che ad Auschwitz era nota con il suo nome da ragazza Demmings e era addetta al controllo delle ‘celle in piedi’, cubicoli piccoli e bui dove anche 15 persone erano costrette a stare insieme senza potersi mai sedere. Gisela era solita lasciarli lì per giorni. Profondamente legata alle idee naziste, interruppe la relazione con il dottore delle SS Frantz Bernhard Lucas solo perché aveva osato criticare gli esperimenti portati  sui prigionieri dal ‘angelo della morte’ Josef Mengele.  Imputata al processo contro le ex guardie di Auschwitz a Francoforte nel 1960, non venne poi condannata e oggi gli inquirenti sostengono sia troppo vecchia e fragile per essere portata  in tribunale.

SENZA PIETÀ
Gertrud Elli Senff, oggi 92enne e sulla sedia a rotelle, guardia SS che nei campi di Majdanek dove si stima che morirono 235mila persone, e Birkenau,  amava giocava a fare Dio e picchiare i detenuti con grosse conture di pelle. Era lei a decidere chi destinare alle camere a gas di Auschwitz. Una donna «senza pietà», come l’hanno ricordata i sopravvissuti che hanno raccontato la loro testimonianza alle autorità di Ludwigsburg. La sua presenza nel lager è stata provata dagli inquirenti, che hanno tracciato la sua carta d’identità da SS, la numero 321. Nel documento si legge  «il possessore è autorizzato a portare armi», segno che non era una semplice esecutrice ma che prendeva parte alle decisioni.  Scoperta dal quotidiano tedesco Bild,  non è mai stata processata. «Sapevamo che mia madre ha avuto  qualcosa a che fare con Auschwitz – ha spiegato la figlia-  abbiamo provato a parlarne con lei ma la sua memoria non funziona più bene».

IMPUNITE
Il suo caso, insieme a quello di altre ex- guardie naziste, è adesso nelle mani degli inquirenti. Ma in pochi pensano che si arriverà davvero a una condanna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 24-04-2015 03:26 PM


Una risposta a “Naziste e impunite”

  1. margherita scrive:

    Sono sempre convinta del fatto che la Germania non abbia mai risarcito l’umanità del disastro fatto.
    E ancora adesso sono loro con la Merkel a stabilire le regole…dovrebbero coprire loro il debito pubblico dei paesi massacrati con le loro guerre del cavolo…Italia Grecia i primis…prima della guerra erano paesi in grande ripresa…
    Che schifo!!!!! Paghino con la galera latro che la memoria e l’età…

Lascia un Commento

*