Design

Imperatrice dei paralumi

di Enrico Matzeu
Alla scoperta del mondo di Paola Napoleone. Che crea e realizza a mano tutte le sue creazioni.

Donna, artista, designer, ma soprattutto un’artigiana. Perchè artigiana è il termine con cui Paola Napoleone ama definirsi. D’altronde nel suo laboratorio di Roma crea lampade e paralumi dalle forme e dai colori conturbanti. Giochi di curve, di pieni e di vuoti, di geometrie che sono un richiamo e allo stesso tempo un tributo all’arte e all’architettura. Elegante e determinata, Paola Napoleone accoglie LetteraDonna.it nella boutique Artisanal di via Santa Marta a Milano, dove, in occasione del Fuorisalone 2015, sono esposte fino al 19 aprile alcune delle sue ultime creazioni. Tra cravatte, foulard e piccoli accessori da uomo, spiccano fieri i paralumi Trecandis e Nettuno, mentre alle pareti sono appese le ventole Ercole I d’Este e già dai nomi si può cogliere la ricercatezza e l’eleganza che ci sono dietro a questi prodotti interamente fatti a mano in Italia e nati dalla forte passione per il bello della loro creatrice, con la quale abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

Le lampade della linea Trecandis, presentate alla boutique Artisanal di Milano.

Le lampade della linea Trecandis, presentate alla boutique Artisanal di Milano.

DOMANDA: Si definisce un’artista o una designer?
RISPOSTA: Per mantenere un low profile direi più un’artigiana. Preferisco siano gli altri a definirmi, però io mi sento davvero come un monaco artigiano. Per raggiungere e superare i livelli di difficoltà nella realizzazione delle cose, servono disciplina e impegno, soprattutto nel mio lavoro, quindi la figura del monaco artigiano mi si addice perfettamente.
D: Cosa rappresenta per lei il paralume?
R: Una bellissima opportunità di esprimere un’idea. Il paralume è vantaggioso perché si ha la possibilità di realizzare un’idea in modo concreto e materiale. Una volta finito, occupa uno spazio preciso e riesce così a trasmettere il bello. O per lo meno la mia visione del bello.
D: Quando ha iniziato la sua attività?
R: Appena laureata in storia dell’arte. Avevo un animo rivoluzionario e autonomo e ho incontrato una vecchia amica di origine belga che faceva lampade, Fabiola De Clercq. Io all’epoca facevo la specialistica e sono andata in bottega a vedere e toccare con mano il mondo del paralume. Allora non sapevo neanche tenere un ago in mano, poi un po’ alla volta ho imparato e oggi l’ago è uno strumento indispensabile, perché i paralumi sono fatti da me a mano, uno a uno.
D: Dove nascono i suoi paralumi?
R: Lavoro a Roma in una stanza che è il mio pensatoio. Lì penso e creo a mano ogni pezzo. Trovo lì tutta la mia ispirazione, perché più è piccolo uno spazio, più si lavora e si produce meglio.
D: Cosa la ispira?
R: Quello che mi diverte è che io percepisco e mi faccio quindi ispirare da cose che sono sotto gli occhi di tutti. Io le afferro, ma gli altri non si rendono conto di quanto siano evidenti. In ogni caso, sono rielaborazioni che vengono dall’architettura, soprattutto dal Barocco, che è legato agli studi che ho compiuto. I miei paralumi nascono unendo forma e colore, perché proprio il colore mi aiuta a esaltare la forma. A volte uso tessuti diversi tra loro per evidenziare invece le rientranze.

D: Chi è il cliente tipo dei suoi paralumi?
R: Un amante del bello, che si avvicina a me perché conosce le cose che faccio e chiede un lavoro dandomi molta fiducia. Questo rapporto di dare e avere produce un ottimo prodotto. Spesso entro nelle case e mi lasciano carta bianca, ed è proprio lì che nascono le idee migliori.
D: Dove si possono comprare?
R: I paralumi sono pezzi unici, perché fatti interamente a mano e non vengono distribuiti in nessun negozio perché voglio essere libera di non appartenere a nessuno. Ho clienti privati e studi di architettura sparsi ovunque in Italia e all’estero. Poi è possibile contattarmi attraverso il mio sito internet.
D: Su che cifre si aggira una sua creazione?
R: Dipende da molte cose, un paralume da tavolo costa più o meno sui mille euro.
D: Come vanno gli affari oggigiorno?
R: Sono veramente sorpresa, perché il mondo fatica a vivere in questo particolare momento storico, ma io sto lavorando moltissimo. Mi chiedo dunque se sia una ripresa o se queste cose in sé abbiano un valore che le persone sanno riconoscere. Anche e soprattutto all’estero.
D: Cosa raccontano i paralumi presentati al Fuorisalone?
R: Sono tutti pezzi di una collezione continua e infinita e sono sempre una sorta di omaggio che faccio. La linea Trecandis, ad esempio, si ispira all’architettura di Gaudì, mentre le ventole Ercole I d’Este sono un omaggio alla bellezza rinascimentale. Catturo in sostanza cose belle che mi hanno colpito e le restituisco sotto forma di paralume.
D: Cosa si sente di consigliare a una giovane donna che vuole intraprendere un’attività come la sua?
R: Di credere in se stessa e nelle proprie forze. Se si ha un’idea si deve fare il possibile per raggiungerla. In questo momento, poi, trovo che se si hanno iniziative proprie, senza aspettarsi niente da nessuno, è l’occasione più vantaggiosa per trovare se stessi.

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