Salute

«La malattia di Lyme mi ha messo k.o»

di Luca Burini
Tutto quello che c'è da sapere sulla patologia che ha colpito Avril Lavigne.

Best-Avril-Lavigne-Wallpaper-Laptop«Pensavo di morire. Mangiavo a stento. Non avevo idea che un batterio potesse farmi tutto questo. Non riuscivo a parlare, muovermi o respirare. Pensavo fosse la fine. Non ho fatto al doccia anche per settimane, visto che non potevo muovermi». Con queste parole la cantante Avril Lavigne ha parlato al magazine People della malattia che l’ha tenuta lontano dal palcoscenico per mesi. Molti pensavo che fosse finita in rehab. Altri che avesse un cancro. Invece si trattava della Borreliosi o malattia di Lyme, una patologia infettiva molto pericolosa. Adesso l’inteprete di Complicated finalmente sta un po’ meglio e vuole godersi la vita e la carriera accantonata. Ma cos’è il male che ha colpito Avril? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

ORIGINE BATTERICA
La malattia di Lyme (Borreliosi) è una malattia di origine batterica che secondo il New York Times è la patologia si diffonde più rapidamente negli Stati Uniti dopo l’AIDS. Ma recenti rapporti indicano che si sta diffondendo anche in Asia, Europa (dove è comune in Austria, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre in Italia è presente soprattutto nel Carso, nel Trentino e nella Liguria) e Sud America. A causare tutto è un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi, che infesta le zecche, le quali possono trasmetterlo all’uomo e agli animali. Quindi i luoghi nei quali è più facile contrarla sono le zone boscose e ricche di cervi, dal momento che rappresentano l’habitat ideale per le zecche.

SINTOMI
Il primo sintomo in genere è un eritema cutaneo di piccole dimensioni. Che, però, nel giro di qualche giorno o settimana si estende fino a diventare un eritema circolare, triangolare o ovale che può avere le dimensioni di una moneta oppure può diffondersi su tutto il dorso. Spesso l’eritema è accompagnato da febbre, mal di testa, rigidità del collo, dolori muscolari e spossatezza.

Tipico eritema cutaneo 'a bersaglio' o a 'occhio di bue' del Lyme iniziale, utilissimo per fare diagnosi immediata.

Tipico eritema cutaneo ‘a bersaglio’ o a ‘occhio di bue’ del Lyme iniziale, utilissimo per fare diagnosi immediata.

DECORSO
Il secondo stadio della malattia prevede complicanze neurologiche e dolori muscolari e ossei. Inoltre sono possibili anche disturbi cardiaci che consistono in palpitazioni, blocco atrioventricolare e in alcuni casi può essere indispensabile uno stimolatore cardiaco. Fino al 20% dei pazienti che non ricevono cure sviluppano l’artrite cronica che provoca difficoltà a camminare. Più raramente, la malattia può influire sul sistema nervoso causando meningite asettica, radicoloneuriti, infiammazione delle radici nervose cervicali, acufeni e paralisi di Bell. Nel terzo stadio della malattia un ristretto numero di pazienti soffre di perdita di memoria e instabilità comportamentale. Per le donne in stato di gravidanza, la malattia è ancora più pericolosa perché l’infezione può essere trasmessa al nascituro e può aumentare il rischio di aborto spontaneo.

DIAGNOSI
La malattia di Lyme è difficile da diagnosticare perché i sintomi iniziali di tipo influenzale assomigliano a quelli di altre infezioni comuni. Oltre a ciò, alcuni pazienti infetti non manifestano l’eruzione cutanea o la manifestano in zone dove passa inosservata. E poi è difficile che i pazienti ricordino di essere stati punti da una zecca poiché la puntura in genere è indolore. Inoltre le analisi immunologiche del sangue attualmente disponibili non sono né abbastanza sensibili né abbastanza precise per effettuare una sicura diagnosi differenziale, generando quindi un consistente numero di falsi positivi o falsi negativi.

TERAPIA
Se la malattia viene diagnosticata in tempo, la maggior parte dei pazienti può essere curata con successo con una terapia antibiotica mirata contro l’agente patogeno. Il senso di spossatezza e i dolori possono continuare per diversi mesi dopo la cura, ma tendono a scomparire spontaneamente senza bisogno di prolungare la terapia. Secondo gli Istituti Sanitari Americani, la malattia non dà “effetto memoria”, dimodoché è possibile contrarla più volte nella vita. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute italiano è sconsigliata la somministrazione di antibiotici nel periodo precedente la comparsa di sintomi, in quanto questa potrebbe mascherare il loro eventuale manifestarsi rendendo più complicata la diagnosi. Se la persona morsa sta già effettuando (o deve effettuare per altri motivi durante il periodo di osservazione) una terapia a base di antibiotici, viene consigliato di impiegare farmaci che siano efficaci anche contro le rickettsiosi (un’altra malattia che può essere provocata dal morso delle zecche) e le borreliosi (tra cui doxiciclina, amoxicillina o cefuroxime) per un periodo non inferiore alle tre settimane.

PREVENZIONE
Quando si cammina in zone infestate da zecche (zone boscose, ad esempio), bisogna tenersi al centro dei sentieri, indossare indumenti lunghi e berretto, infilare i pantaloni nei calzettoni, e portare scarpe che non lascino scoperta nessuna parte del piede. Inoltre indossare indumenti di colore chiaro rende più facile scoprire le zecche. Gli insettifughi applicati sugli indumenti e sulla pelle sono efficaci, ma possono avere effetti collaterali, specie sui bambini. Una volta rientrati in casa è bene controllare di non avere addosso le zecche, specialmente nelle parti del corpo coperte da peli. Bisogna farlo con attenzione, perché le zecche immature sono minuscole, e si possono scambiare facilmente per particelle di sporco. Un procedimento che è importante fare anche sugli animali domestici prima di farli entrare in casa. In caso di riscontro di una zecca adesa alla cute, questa va eliminata afferrandola con delle pinzette e tirando verso l’alto fino a che non lascia la presa, senza schiacciarla (un leggero movimento rotatorio può a volte favorire il distacco). Nel caso in cui tuttavia non si riesca ad estrarre completamente la zecca, ci si può rivolgere al medico. È assolutamente sconsigliato usare dell’olio di oliva o altri liquidi che provochino il distacco della zecca perché questo potrebbe irritare il parassita spingendolo ad aumentare l’emissione di saliva e aumentando così notevolmente le possibilità di infezione. Una volta eliminata la zecca, si può procedere alla disinfezione della cute colpita. Tenere poi sotto controllo la parte per 30-40 giorni per verificare se il rossore della puntura si modifica assumendo un andamento di espansione centrifuga con schiarimento centrale. In questo caso recarsi dal medico per una eventuale terapia antibiotica.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , , Data: 01-04-2015 05:03 PM


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