Tragedia

Se il mostro è in casa

Motta Visconti, un'altra madre uccisa con i suoi due figli. Il marito, Carlo Lissi ha confessato il triplice omicidio. Era innamorato di una collega. Voglio il massimo della pena, ha detto dopo essere crollato.
Carlo Lissi e CRistina Omes nel giorno del loro matrimonio. Foto presa da Facebook.

Carlo Lissi e Cristina Omes nel giorno del loro matrimonio. Foto presa da Facebook.

Era innamorato di una collega di lavoro. Perdutamente. Ma non era corrisposto. Così Carlo Lissi, impiegato, ha deciso di sterminare la famiglia: la moglie Cristina Omes, 38 anni, e i suoi figli, Giulia di 5 anni e Gabriele di 20 mesi. Prima di sgozzarli ha avuto un rapporto sessuale con la moglie, poi è andato in cucina ha preso un coltello e si è accanito prima su di lei, che morente gli ha chiesto il perché di quel gesto folle, spietato, cruento e successivamente sulla figlia e sul piccolino.
Tutto è successo nella serata di sabato 14 giugno nella loro villetta  di Motta Visconti (Milano).
Alla fine della mattanza con lucidità si è lavato, si è cambiato ed è andato a vedere la partita della nazionale in un locale vicino con un amico. Al termine è rientrato a casa, come se nulla fosse successo e ha chiamato il 112.
A  mettere in fila le sue azioni nella notte di sabato 14 giugno è stato lui stesso, Lissi, che ha confessato la sua colpa davanti agli inquirenti e che ora è nel carcere di Pavia. «Voglio il massimo della pena», ha detto l’uomo al momento del crollo.
LE INDAGINI E L’INTERROGATORIO SERRATO
Le indagini sono scattate immediatamente e così gli interrogatori. E nella mattina del 16 giugno Lissi è stato messo in stato di fermo con l’accusa di triplice omicidio. Un triste copione che pare ripetersi periodicamente all’infinito fotografando uomini deboli, fragili, che trovano risposte ai loro tormenti e frustrazioni solo nella violenza.
In caserma Lissi era stato infatti sentito per ore, con gli investigatori che non hanno mai smesso di confrontare le sue dichiarazioni con quelle di parenti e testimoni. Ma non aveva convinto gli inquirenti con la sua versione, e soprattutto erano emersi possibili gravi tensioni nella coppia.
LA CASA DELL’ORRORE
Nella casa dell’orrore la scena ai soccorritori era apparsa raccapricciante: sangue ovunque e i corpi della bambina nella sua cameretta, del piccolo nel letto matrimoniale e della donna, in soggiorno, martoriati. La cassaforte aperta e i contanti, una cifra di non particolare entità, spariti, ma senza segni di effrazioni evidenti sul forziere o sulla porta. Una maldestra messinscena per tentare di sviare le indagini. Proprio l’accanimento e l’assassinio del bimbo più piccolo, avevano fatto propendere i carabinieri di Milano, che conducono le indagini, verso un ambito privato.
SUBITO È STATA SEGUITA LA PISTA FAMILIARE
I militari infatti, pur in una serie di ipotesi, hanno cominciato a propendere per la pista familiare subito dopo le prime fasi di indagine. Il fatto stesso che nella strage non fosse stato risparmiato nemmeno il più piccolo dei due bambini, di appena 20 mesi, rendeva meno credibile la pista esterna, di una sanguinosa rapina, e il mancato ritrovamento dell’arma del delitto nelle immediate vicinanze dei cadaveri rendeva difficile uno scenario di omicidio-suicidio.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , Data: 16-06-2014 06:00 PM


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