Tendenze

Kawaii, le più trendy di Tokyo

di Daniela Uva
Di giorno stimate professioniste, di notte personaggi manga. E c'è chi ne ha fatto un lavoro.
Uno dei ritratti scattati da e pubblicati sul libro

Uno dei ritratti scattati da Thomas Card e pubblicati nel libro Tokyo Adorned.

Di giorno sono serissime manager in severi  tailleur di ordinanza. Di sera si trasformano nelle Lolita del Ventunesimo secolo.
Veri e propri manga umani. Le chiamano Kawaii e sono le donne più trendy di Tokyo che, smessi i serissimi abiti da ufficio, si travestono giocando a fare le bambine.
Hanno i capelli fluo, chiodi e tutine striminzite, pantaloncini corti e reggicalze a vista. A fotografarle e a parlare di loro in un libro è stato l’artista inglese Thomas Card, autore di Tokyo Adorned.
UN MODO PER ESPLORARE LA PROPRIA IDENTITÁ
Il fenomeno delle Kawaii è nato nella capitale giapponese circa dieci ani fa, come una nuova tendenza per esprimersi ed esplorare in modo nuovo – e in certi casi davvero originale – la propria identità. In italiano kawaii significa “carino” e nella cultura giapponese indica tutto ciò che appartiene al mondo dei manga, dei cartoni animati e dei videogiochi.
Con gli anni questo fenomeno è cresciuto in modo esponenziale, fino a diventare una vera e propria tendenza, che a Tokyo coinvolge migliaia di donne.
DAL TRUCCO AL TOTAL LOOK
Al suo debutto il fenomeno riguardava principalmente il trucco: le donne nipponiche hanno cominciato a mostrare make up azzardati, che tanto ricordavano gli adorati manga. Li sfoggiavano di sera, nei locali più cool della capitale. Poi, con il tempo, è stato coinvolto anche l’abbigliamento.
E via via anche il comportamento, il modo di parlare, la maniera di esprimersi e perfino di scrivere. Tutto è diventato sempre più estremo e colorato. «Quando ho visto queste donne ho pensato che fosse semplicemente incredibile la varietà e la creatività che sono in grado di trasmettere», ha spiegato il fotografo al Daily Beast. «Così ho deciso di raccontare la storia di queste donne che si trasformano radicalmente dal giorno alla notte».
NON SINGOLE PERSONE MA VERI E PROPRI GRUPPI
Proprio grazie al fascino esercitato da questo mondo reale ma al tempo stesso fantasioso, Card ha deciso di volare in Giappone per ritrarre queste donne-bambine. «Appena arrivato ho trovato due ragazze disposte a farsi fotografare nel mio studio», ha proseguito. «Il progetto si è diffuso prestissimo e in poco tempo ho avuto a disposizione ben 75 persone con le quali lavorare». Con il tempo Card ha anche capito come funziona questo fenomeno dall’interno. Perché le Kawaii non sono singoli individui, ma si organizzano in gruppi. Con un nome. E un capo. «Una volta è arrivata in studio una ragazza con un abito rosa chiaro decorato con le fragole», ha proseguito. «Era il capo del gruppo Sweet Lolita. Il tratto distintivo di questo gruppo era, appunto, la frutta. Tutte le ragazze che aderiscono devono rispettarlo e adeguarsi, anche se ovviamente è ammessa una certa versatilità. L’importante è che abiti e accessori richiamino qualche frutto».
C’È CHI NE HA FATTO UNA PROFESSIONE
Quasi tutte hanno una doppia vita. Ma qualcuna, più fortunata, dello stile Kawaii ha fatto un’opportunità di lavoro. È il caso di Kumamiki: ha iniziato a produrre gli abiti in stile manga e in poco tempo ha collezionato migliaia di seguaci. Successivamente ha lanciato la sua prima linea di vestiti a tema – Party Baby – e adesso conduce uno show su una web tivù. E così lavora senza mai smettere di divertirsi.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 23-03-2014 09:00 AM


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